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È possibile aprire un ristorante KFC in Italia nel 2026?

7 Min. di lettura
patatine fritte e bocconcini di pollo kfc

Con oltre 30.000 ristoranti in 150 Paesi e un fatturato di 230,4 milioni di euro in Italia nel 2025, KFC è uno dei brand di ristorazione rapida più dinamici del mercato italiano, dove ha raggiunto 150 punti vendita attivi in 17 regioni. In questo articolo scoprirai come funziona il modello di gestione del brand nel nostro Paese, le opportunità concrete di collaborazione per imprenditori e lavoratori, la strategia di espansione per il 2026 e le principali alternative in franchising nella ristorazione rapida.


Aprire un ristorante KFC in Italia non significa bussare direttamente alla porta della casa madre americana: il brand opera tramite un sistema strutturato a più livelli, che coinvolge un titolare della licenza nazionale e una rete di gestori locali. Capire come si articola questo meccanismo è il primo passo per valutare se, e in quale forma, è possibile lavorare con KFC nel 2026.

Come funziona il franchising KFC in Italia?

KFC è un marchio di Yum! Brands, il gruppo americano della ristorazione che gestisce anche Pizza Hut e Taco Bell. Fondato nel 1952 da Harland Sanders nel Kentucky, il brand conta oggi oltre 30.000 ristoranti attivi in circa 150 Paesi nel mondo. In Italia, però, Yum! Brands non gestisce direttamente i propri punti vendita.

Il titolare della licenza italiana di KFC è Spoon Brands, la società che detiene il diritto esclusivo di sviluppare il brand su tutto il territorio nazionale. È Spoon Brands a selezionare i nuovi franchisee, a stabilire le condizioni operative e a garantire la coerenza del brand in ogni punto vendita. Il gruppo non si occupa esclusivamente di KFC: ha investito nel 45% del capitale di Rossopomodoro, sviluppato una joint venture attorno ad Antica Focacceria San Francesco e lanciato il format di cucina greca Milos Greek Food.

Al di sotto di Spoon Brands operano i franchisee locali, cioè gli operatori che ottengono il diritto di aprire e gestire singoli ristoranti KFC. Uno dei principali franchisee attivi in Italia è Original Bucket, parte del Gruppo Sapori Italiani: è questa società a investire nelle strutture fisiche, ad assumere il personale e a gestire concretamente i locali a marchio KFC. Il meccanismo è quindi a due livelli: Spoon Brands detiene la licenza nazionale e seleziona i gestori, i franchisee come Original Bucket aprono i singoli punti vendita.

A fine 2025, 124 dei 150 ristoranti KFC italiani risultano gestiti tramite il modello del franchising, mentre 21 sono sotto la gestione diretta del Corporate Franchisee. Il brand è presente in 17 regioni, con un’espansione recente che ha raggiunto anche il Centro e il Sud Italia.

Collaborazioni possibili

Il sistema descritto apre diverse porte per chi vuole entrare in contatto con il brand KFC, con livelli di impegno economico, profili richiesti e tipologie di rapporto molto diversi tra loro. Ecco le principali opportunità disponibili.

1) Diventare franchisee tramite Spoon Brands

La via più strutturata per aprire un ristorante a marchio KFC è candidarsi come franchisee tramite Spoon Brands. Il processo di selezione dura circa quattro mesi e si avvale sia del team interno di sviluppo aziendale che di una società esterna incaricata di valutare le candidature in modo indipendente. I requisiti finanziari sono rilevanti: l’investimento complessivo stimato oscilla tra 700.000 e 1.200.000 euro, con variazioni significative in base al format scelto e alle condizioni dell’immobile.

KFC propone tre formati operativi, ciascuno adatto a un contesto geografico specifico:

  • Food court: all’interno di centri commerciali, senza sala propria ma con accesso all’area comune di ristorazione;
  • In-line: con sala propria, in aree ad alto traffico pedonale come gallerie commerciali o arterie urbane;
  • Free standing drive-thru: su assi viari ad alto scorrimento, con parcheggio dedicato e corsia drive-thru.

Il candidato ideale ha un’esperienza documentata nella gestione di attività commerciali o nella ristorazione, dimostra solidità patrimoniale e la capacità di sostenere l’investimento sia con mezzi propri che tramite finanziamento bancario. Non si tratta di un franchising a bassa barriera d’ingresso: la selezione è rigorosa e il rapporto con Spoon Brands implica un impegno operativo di lungo termine.

KFC

Logo

KFC

Fast Food

  • Ristorazione
  • 150
  • Capitale proprio: n.c. €

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2) Lavorare come dipendente

Per chi vuole entrare nel mondo KFC senza impegnare capitale proprio, il brand è uno dei principali datori di lavoro nel settore della ristorazione rapida in Italia. Il piano occupazionale attuale prevede l’inserimento di oltre 800 persone legate alle 35 nuove aperture pianificate su scala nazionale. Le figure più ricercate sono il Team Member Cook (addetto alla preparazione dei prodotti), il Team Leader (coordinamento operativo del team di sala e cucina) e il Restaurant General Manager (direzione completa del punto vendita).

KFC Italia supera già i 3.400 dipendenti su scala nazionale. Le opportunità si rivolgono sia a chi è alla prima esperienza lavorativa – in particolare giovani e studenti universitari – che a professionisti con background nella ristorazione, nella grande distribuzione o nella gestione di team numerosi.

Dove candidarsi?

Per consultare le posizioni aperte e inviare la propria candidatura, accedi alla sezione “Lavora con noi” del sito ufficiale di KFC Italia. La candidatura si invia tramite form online, senza necessità di intermediari.

Per le posizioni entry level non è richiesta esperienza specifica; per i ruoli di Team Leader e Restaurant General Manager è invece necessaria un’esperienza concreta nella gestione di team e di attività con flussi intensi di clientela. KFC assume in tutta Italia, con priorità nelle regioni dove sono programmate nuove aperture nel 2026.

3) Collaborare come fornitore o partner commerciale

Il terzo canale di accesso al mondo KFC è quello della fornitura e dei servizi. Yum! Brands e Spoon Brands mantengono relazioni commerciali strutturate con una rete di fornitori che copre ingredienti, imballaggi, attrezzature da cucina e servizi di logistica. Chi opera in questi settori e rispetta gli standard qualitativi del gruppo può presentare la propria candidatura come fornitore tramite i canali istituzionali dedicati. Non si tratta di un ingresso nella rete di franchising, ma di un rapporto B2B che può riguardare sia operatori locali che aziende specializzate su scala nazionale.

Questa forma di collaborazione è meno pubblicizzata rispetto al franchising, ma può offrire partnership stabili nel lungo periodo, specialmente nelle regioni del Centro e del Sud Italia dove KFC sta accelerando l’apertura di nuovi punti vendita nel 2026 e nel prossimo triennio.

Il 2025 è stato un anno di forte accelerazione per la rete italiana di KFC: il fatturato ha raggiunto 230,4 milioni di euro, segnando una crescita del +29% rispetto all’anno precedente. Per la prima volta nella storia del brand in Italia, la rete ha superato la soglia dei 150 ristoranti attivi, con una copertura estesa a 17 regioni e un’attenzione crescente verso il Centro e il Sud Italia, aree storicamente meno presidiate.

Il piano operativo punta a 35 nuove aperture sull’intero territorio nazionale, con un obiettivo di ricavi di 281 milioni di euro (+22% rispetto al 2025) e 800 nuove assunzioni. La Lombardia è il mercato prioritario dell’anno: otto nuovi ristoranti sono previsti nella sola regione entro la fine del 2026, sostenuti da un investimento regionale dedicato di 8 milioni di euro. Il brand punta anche a rafforzare la presenza a Milano e nelle principali città lombarde ad alto flusso commerciale.

Lo sguardo strategico va ben oltre il breve periodo. Il piano al 2028 punta a portare la rete italiana a 250 ristoranti attivi e a raggiungere un fatturato di circa 390 milioni di euro. Per sostenere questa traiettoria, il gruppo ha pianificato 105 milioni di euro di investimenti complessivi nel triennio 2025-2028. Parallelamente, la quota di ristoranti gestiti direttamente dal Corporate Franchisee – salita al 16% nel 2025 – è destinata a crescere progressivamente accanto all’espansione della rete in franchising, segnalando una strategia che non rinuncia al controllo diretto su alcuni mercati chiave.

Se l’accesso alla rete KFC risulta troppo selettivo o se l’investimento richiesto supera il tuo budget attuale, il settore dei fast food in franchising offre alternative concrete e consolidate. Diversi brand del quick service operano con modelli di franchising strutturati, standard operativi elevati e una presenza radicata sul territorio nazionale. Ecco tre dei principali network disponibili:

1) McDonald’s Italia

McDonald’s Italia è il leader indiscusso della ristorazione rapida nel Paese: con circa 700 ristoranti e una fee di ingresso di 45.000 euro, richiede un investimento complessivo di 1.200.000 euro + IVA e la disponibilità di almeno il 25% del capitale in forma propria. La selezione è rigorosa e include un percorso di formazione obbligatorio di almeno 12 mesi prima dell’apertura.

McDonald's

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McDonald's

Fast Food

  • Ristorazione
  • 758
  • Capitale proprio: 25% dell'investimento totale €

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2) Burger King Italia

Burger King Italia propone un franchising nel segmento degli hamburger premium, con un investimento totale tra 600.000 e 1.000.000 euro e un impegno minimo a gestire tre-cinque punti vendita. Le royalties mensili ammontano all’11% del fatturato (di cui il 6% per l’utilizzo del marchio e il 5% per il fondo pubblicità comune). Il fatturato stimato per punto vendita si attesta tra 1 e 1,5 milioni di euro annui.

Burger King

Logo

Burger King

Fast Food

  • Ristorazione
  • 190
  • Capitale proprio: 40% dell'investimento totale €

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3) Old Wild West

Old Wild West, brand di punta del Gruppo Cigierre, è il format italiano del casual dining ispirato alla cucina americana. La fee di ingresso oscilla tra 30.000 e 50.000 euro, con un investimento complessivo stimato tra 900.000 e 1.200.000 euro. Il gruppo ha chiuso il 2024 con un fatturato complessivo di 545 milioni di euro includendo tutti i brand del portafoglio, tra cui Pizzikotto, Wiener Haus e Smashie.

Old Wild West

Logo

Old Wild West

Ristorazione a tema

  • Ristorazione
  • 79
  • Capitale proprio: n.c. €

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