Con oltre 34.000 ristoranti nel mondo e più di 70 anni di esperienza nella ristorazione veloce e nel franchising, KFC è uno dei brand di ristorazione rapida più dinamici del mercato italiano, dove è arrivato nel 2014.
In questo articolo scoprirai come funziona il modello di gestione del brand nel nostro Paese, le opportunità concrete di collaborazione per imprenditori e lavoratori, la strategia di espansione per il 2026 e le principali alternative in franchising nella ristorazione rapida.
È possibile aprire un ristorante KFC? Franchising e collaborazioni
Aprire un ristorante KFC in Italia significa candidarsi come franchisee tramite il sito di KFC Italia: la candidatura viene valutata dall’azienda, che seleziona i partner con cui sviluppare nuovi ristoranti. Capire come funziona questo percorso è il primo passo per valutare se, e in quale forma, è possibile lavorare con KFC nel 2026.
Come funziona il franchising KFC in Italia?
In Italia KFC è sviluppato da Spoon Brands, master franchisee che rappresenta Yum! Brands nel Paese e gestisce il brand con la propria divisione KFC Italia. È questa a gestire direttamente una parte dei ristoranti e a selezionare i nuovi franchisee, che si candidano tramite la pagina “Diventa Franchisee” del sito.
Il gruppo non si occupa esclusivamente di KFC: ha investito nel 45% del capitale di Rossopomodoro, sviluppato una joint venture attorno ad Antica Focacceria San Francesco e lanciato il format di cucina greca Milos Greek Food.
Accanto ai ristoranti KFC in gestione diretta operano i franchisee, imprenditori singoli o cordate di soci che investono nei locali, assumono il personale e gestiscono i ristoranti a marchio KFC. Il meccanismo è quindi a due livelli: KFC Italia sviluppa il brand e seleziona i franchisee, i franchisee aprono e gestiscono i singoli punti vendita.
A fine 2025, 126 dei 150 ristoranti KFC italiani risultano gestiti tramite il modello del franchising, mentre 24 (il 16% della rete) sono in gestione diretta. Il brand è presente in 17 regioni, con un’espansione recente che ha raggiunto anche il Centro e il Sud Italia.
Collaborazioni possibili
Il sistema descritto apre diverse porte per chi vuole entrare in contatto con il brand KFC, con livelli di impegno economico, profili richiesti e tipologie di rapporto molto diversi tra loro. Ecco le principali opportunità disponibili.
1) Diventare franchisee KFC
La via più strutturata per aprire un ristorante a brand KFC è candidarsi come franchisee con il modulo della pagina “Diventa Franchisee”, allegando una visura camerale in corso di validità. Se il profilo è in linea con i requisiti, la candidatura viene verificata da una società esterna e da tutti i dipartimenti di KFC Italia, poi discussa dal Board aziendale e, se necessario, approvata dal Board europeo: l’intero percorso dura circa quattro mesi.
I requisiti finanziari sono rilevanti: l’investimento complessivo stimato oscilla tra 700.000 e 1.200.000 euro, con variazioni significative in base al format scelto e alle condizioni dell’immobile.
KFC propone tre formati operativi, ciascuno adatto a un contesto geografico specifico:
- Food court: all’interno di centri commerciali, senza sala propria ma con accesso all’area comune di ristorazione;
- In-line: con sala propria, in aree ad alto traffico pedonale come gallerie commerciali o arterie urbane;
- Free standing drive-thru: su assi viari ad alto scorrimento, con parcheggio dedicato e corsia drive-thru.
KFC Italia chiede di aprire almeno 6 ristoranti in 3 anni, come socio unico o in cordata, oltre a solidità finanziaria e a un impegno totale nel progetto; l’esperienza nella ristorazione non è obbligatoria. Per ogni ristorante sono previste una fee d’ingresso e royalty calcolate sul fatturato netto.
Non si tratta quindi di un franchising a bassa barriera d’ingresso: la selezione è rigorosa e implica un impegno operativo di lungo termine.
2) Lavorare come dipendente
Per chi vuole entrare nel mondo KFC senza impegnare capitale proprio, il brand è uno dei principali datori di lavoro nel settore della ristorazione rapida in Italia. Il piano occupazionale per il 2026 prevede l’inserimento di oltre 800 persone legate alle 35 nuove aperture pianificate su scala nazionale. Le figure più ricercate sono il Team Member Cook (addetto alla preparazione dei prodotti), il Team Leader (coordinamento operativo del team di sala e cucina) e il Restaurant General Manager (direzione completa del punto vendita).
A fine 2025 KFC Italia contava 3.750 dipendenti su scala nazionale. Le opportunità si rivolgono sia a chi è alla prima esperienza lavorativa – in particolare giovani e studenti universitari – che a professionisti con background nella ristorazione, nella grande distribuzione o nella gestione di team numerosi.
Dove candidarsi?
Per consultare le posizioni aperte e inviare la propria candidatura, accedi alla sezione “Lavora con noi” del sito ufficiale di KFC Italia. La candidatura si invia tramite form online, senza necessità di intermediari.
Per le posizioni entry level non è richiesta esperienza specifica; per i ruoli di Team Leader e Restaurant General Manager è invece necessaria un’esperienza concreta nella gestione di team e di attività con flussi intensi di clientela. KFC assume in tutta Italia, con priorità nelle regioni dove sono programmate nuove aperture nel 2026.
3) Collaborare come fornitore o partner commerciale
Il terzo canale di accesso al mondo KFC è quello della fornitura e dei servizi. Yum! Brands e Spoon Brands mantengono relazioni commerciali strutturate con una rete di fornitori che copre ingredienti, imballaggi, attrezzature da cucina e servizi di logistica. Chi opera in questi settori e rispetta gli standard qualitativi del gruppo può presentare la propria candidatura come fornitore tramite i canali istituzionali dedicati. Non si tratta di un ingresso nella rete di franchising, ma di un rapporto B2B che può riguardare sia operatori locali che aziende specializzate su scala nazionale.
Questa forma di collaborazione è meno pubblicizzata rispetto al franchising, ma può offrire partnership stabili nel lungo periodo, in una rete che KFC punta a portare a 250 ristoranti entro il 2028.
Qual è la strategia di sviluppo di KFC per il 2026?
Il 2025 è stato un anno di forte accelerazione per la rete italiana di KFC: il fatturato ha raggiunto 230,4 milioni di euro, segnando una crescita del +29% rispetto all’anno precedente. A fine anno la rete contava 150 ristoranti attivi in 17 regioni, con l’obiettivo di coprire tutte le regioni entro tre anni e di consolidare le aree più forti, tra cui Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Sicilia.
Il piano operativo per il 2026 punta a 35 nuove aperture sull’intero territorio nazionale, che porterebbero la rete a 185 ristoranti, con un obiettivo di ricavi di 281 milioni di euro (+22% rispetto al 2025) e 800 nuove assunzioni.
La Lombardia è il mercato prioritario dell’anno: otto nuovi ristoranti sono previsti nella sola regione entro la fine del 2026, sostenuti da un investimento regionale dedicato di 8 milioni di euro. Il brand punta anche a rafforzare la presenza a Milano e nelle principali città lombarde ad alto flusso commerciale.
Lo sguardo strategico va ben oltre il breve periodo. Il piano al 2028 punta a portare la rete italiana a 250 ristoranti attivi e a raggiungere un fatturato di circa 390 milioni di euro. Per sostenere questa traiettoria, il gruppo ha pianificato 105 milioni di euro di investimenti complessivi nel triennio 2025-2028. Parallelamente, la quota di ristoranti in gestione diretta, salita dall’8,7% del 2024 al 16% del 2025, dovrebbe raggiungere il 17% nel 2026 e il 19% nel 2028, accanto all’espansione della rete in franchising: una strategia che non rinuncia al controllo diretto su alcuni mercati chiave.
Quali sono le possibili alternative a KFC in franchising?
Se l’accesso alla rete KFC risulta troppo selettivo o se l’investimento richiesto supera il tuo budget attuale, il settore dei fast food in franchising offre alternative concrete e consolidate. Diversi brand del quick service operano con modelli di franchising strutturati, standard operativi elevati e una presenza radicata sul territorio nazionale. Ecco tre dei principali network disponibili:
1) McDonald’s Italia
McDonald’s Italia è il leader indiscusso della ristorazione rapida nel Paese: con circa 700 ristoranti e una fee di ingresso di 45.000 euro, richiede un investimento complessivo di 1.200.000 euro + IVA e la disponibilità di almeno il 25% del capitale in forma propria. La selezione è rigorosa e include un percorso di formazione obbligatorio di almeno 12 mesi prima dell’apertura.
2) Burger King Italia
Burger King Italia propone un franchising nel segmento degli hamburger premium, con un investimento totale tra 600.000 e 1.000.000 euro e un impegno minimo a gestire tre-cinque punti vendita. Le royalties mensili ammontano all’11% del fatturato (di cui il 6% per l’utilizzo del marchio e il 5% per il fondo pubblicità comune). Il fatturato stimato per punto vendita si attesta tra 1 e 1,5 milioni di euro annui.
3) Old Wild West
Old Wild West, brand di punta del Gruppo Cigierre, è il format italiano del casual dining ispirato alla cucina americana. La fee di ingresso oscilla tra 30.000 e 50.000 euro, con un investimento complessivo stimato tra 900.000 e 1.200.000 euro. Il gruppo ha chiuso il 2024 con un fatturato complessivo di 545 milioni di euro includendo tutti i brand del portafoglio, tra cui Pizzikotto, Wiener Haus e Smashie.











