Il fast food a tema messicano cresce in tutta Europa, ma Taco Bell resta quasi un mito per il pubblico italiano. Il brand californiano conta oltre 1.150 ristoranti fuori dagli Stati Uniti, eppure non ha ancora aperto una sola sede accessibile a chi vive o viaggia in Italia. Aprire un franchising Taco Bell in Italia nel 2026 non è possibile: vediamo perché, quali collaborazioni restano sul tavolo e quali marchi Tex-Mex offrono invece un franchising già attivabile.
È possibile aprire un ristorante Tacobell? Franchising e collaborazioni
Molti aspiranti imprenditori italiani cercano informazioni su come affiliarsi a Taco Bell. La risposta, allo stato attuale, è negativa: il brand non propone alcun contratto di franchising sul territorio italiano.
Le ragioni non sono solo commerciali. Taco Bell sarebbe già fisicamente presente in Italia, ma in una forma che escluderebbe qualsiasi apertura al pubblico e, di conseguenza, qualsiasi logica di affiliazione.
L’iconico brand Taco Bell è presente in Italia ma non è accessibile al pubblico
Due ristoranti Taco Bell sarebbero operativi sul suolo italiano: uno all’interno della Caserma Ederle di Vicenza, l’altro nella base aerea di Aviano, in provincia di Pordenone. Entrambe le installazioni ospitano personale militare statunitense e le rispettive famiglie.
I due punti vendita rientrano nella rete dell’Army & Air Force Exchange Service (AAFES), il sistema di negozi e ristorazione riservato alle basi militari americane all’estero. L’accesso richiede un tesserino di riconoscimento militare, quindi un civile italiano senza legami con la base non può semplicemente entrare per ordinare un menu.
Resta quindi una sola via realistica per avvicinarsi a un vero Taco Bell in Italia: lavorarci dentro. Come vedremo più avanti, questa possibilità non è riservata ai soli cittadini statunitensi.
Taco Bell in Europa, tra exploit spagnolo e insuccesso britannico
Fuori dalle basi militari, Taco Bell è presente in Europa soprattutto in due mercati: il Regno Unito e la Spagna. I due percorsi, però, raccontano due storie molto diverse.
Nel Regno Unito il brand fatica a imporsi. Il principale franchisee britannico sarebbe finito in amministrazione controllata negli anni scorsi, segno di difficoltà economiche profonde nel mercato britannico.
La Spagna racconta l’opposto. Lo sviluppo spagnolo è affidato dal 2018 a Casual Brands Group (CBG), gruppo guidato da Ignacio Mora-Figueroa e già premiato da Taco Bell come miglior affiliato internazionale. Da 40 ristoranti al momento della firma dell’accordo, la rete spagnola – attore di rilievo nel settore dei fast food in franchising – ha superato il traguardo dei 100 ristoranti nel 2022, con un piano di crescita che punta a oltre 200 punti vendita nel decennio successivo.
In Italia, per il momento, non esiste alcun accordo comparabile a quello siglato con CBG. Il brand non ha comunicato piani di espansione diretta o di master franchising per il nostro Paese.
Collaborazioni possibili e prospettive future
Senza un franchising attivabile, chi vuole comunque avvicinarsi al brand ha davanti due strade concrete, con livelli di accessibilità molto diversi tra loro.
1) Lavorare per Taco Bell nelle basi USA in Italia
I due ristoranti di Vicenza e Aviano assumerebbero personale civile tramite il programma Local National dell’AAFES, lo stesso canale usato per le altre attività della base. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il requisito non è la cittadinanza americana.
Possono candidarsi i cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea, quindi anche gli italiani, purché non abbiano anche la cittadinanza statunitense.
Informazioni sulla candidatura
Le candidature per i posti civili nelle basi USA in Italia (tra cui Vicenza e Aviano) passano dal canale Local National dell’AAFES. Occorre avere almeno 18 anni, un documento d’identità o passaporto valido e il codice fiscale italiano. La selezione prevede anche una verifica di sicurezza, che può allungare i tempi di assunzione prima dell’accesso alla base.
2) Proporre un accordo di master franchising al brand
L’esperienza spagnola mostra che Taco Bell è disposto ad affidare intere aree geografiche a gruppi locali solidi, tramite un accordo di master franchising. La stessa logica è stata seguita in Brasile con il gruppo Sforza Holding, che punterebbe a oltre 200 ristoranti a San Paolo entro il 2027, obiettivo annunciato dal brand nel 2018 e di cui non risultano aggiornamenti più recenti.
Nulla impedisce, in teoria, a un gruppo di ristorazione italiano con capitali solidi e una rete già consolidata di contattare la divisione sviluppo internazionale di Taco Bell International per proporre un progetto simile per l’Italia. Resta un’ipotesi di lungo periodo: richiede investimenti importanti e nessun segnale, per ora, indica che il brand stia valutando il nostro Paese.
Qual è la strategia di sviluppo di Taco Bell negli USA e in Europa per il 2026?
Negli Stati Uniti, Taco Bell ha ribattezzato il proprio piano industriale “R.I.N.G. The Bell“, acronimo che riassume l’ambizione di una crescita costante, trainata dall’innovazione di prodotto e tecnologica.
L’obiettivo dichiarato è portare il fatturato medio per ristorante da 2,2 milioni di dollari a 3 milioni di dollari entro il 2030. Due linee di prodotto, il Cantina Chicken e la gamma di bevande, dovranno raggiungere ciascuna 5 miliardi di dollari di vendite di sistema nello stesso orizzonte temporale.
La leva digitale gioca un ruolo centrale. Il brand vuole portare al 100% la quota di transazioni gestite tramite canali digitali e ha introdotto Byte by Yum!, una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale pensata per ottimizzare le operazioni in sala e la personalizzazione dell’offerta.
Sul fronte internazionale l’ambizione è altrettanto marcata. Da 1.150 ristoranti fuori dagli Stati Uniti censiti nel 2024, il gruppo punta a superare i 3.000 ristoranti internazionali, con l’ingresso in nove nuovi Paesi tra cui Francia, Grecia e Sud Africa. In parallelo, Taco Bell vuole accelerare la crescita nei mercati dove è già presente: Regno Unito, Spagna, Australia e India.
L’Italia non figura tra i nove nuovi Paesi citati dal piano. La priorità resta rafforzare i mercati europei già avviati prima di considerare nuove aperture dirette sulla penisola.
Quali sono le possibili alternative a Taco Bell in franchising in Italia?
Chi punta a investire nella ristorazione a tema messicano o Tex-Mex non deve necessariamente aspettare l’arrivo di Taco Bell. In Italia operano già alcune reti in franchising con formati e livelli di investimento molto diversi tra loro.
1) O’Tacos: il colosso francese del tacos alla francese
O’Tacos sarebbe nato a Grenoble nel 2007 e si sarebbe affermato come brand nazionale francese dopo lo sbarco a Parigi nel 2015, all’interno del gruppo QSRP. Il concetto ruota attorno al “French tacos“, una piadina farcita con carne, formaggio fuso e salsa a scelta tra decine di combinazioni.
Il brand ha lanciato ufficialmente il proprio programma di franchising in Italia nel 2025, con punti vendita già attivi tra Milano e Napoli e un piano di espansione dichiarato verso il Nord e il Centro Italia.
Per un candidato italiano, O’Tacos rappresenta il profilo più simile a Taco Bell sul piano del posizionamento: un format quick service internazionale, già rodato su centinaia di ristoranti in Europa, che punta ora ad affermarsi anche sul mercato italiano.
2) Ghost Kitchen Italia: la cucina messicana Todoss senza sala né servizio al tavolo
Il gruppo Ghost Kitchen Italia gestisce diversi brand virtuali dedicati alla consegna a domicilio, tra cui Todoss, la sua linea di cucina messicana e Tex-Mex. Nessuna sala, nessun servizio al tavolo: i piatti vengono preparati in laboratori dedicati e distribuiti solo tramite asporto e app di delivery.
Chi vuole aprire un punto di produzione a brand Todoss nella propria città diventa quindi partner del gruppo Ghost Kitchen Italia, non di un franchisor Todoss indipendente. Il brand è già presente in diverse città italiane, tra cui Torino, Matera e Roma.
È un’opzione interessante per chi vuole avviare un’attività con un budget contenuto, accettando in cambio l’assenza di un’esperienza in sala.
3) Tex & Mex: il fast food da strada made in Italy
Tex & Mex, sviluppato dal gruppo AmericanWay, propone un format fast food e take away ispirato alla cucina messicana e americana: tacos, burritos, nachos, hot dog e patatine, con l’aggiunta di dolci come bubble waffle e gelato soft.
L’investimento iniziale di listino dichiarato dal franchisor è di 18.500 euro, comprensivo di fee di ingresso e canoni annuali, senza royalties sul fatturato. Il format richiede uno spazio compreso tra 30 e 60 metri quadrati e assicura l’esclusiva su zone con almeno 15.000 abitanti.











