icon / 24x24 / ic24-trending-up

Le più ricercate del momento

Come aprire una casa di riposo nel 2026? Requisiti, fondi e guadagni

11 Min. di lettura
anziano in sedia a rotelle nel campo al tramonto

In Italia gli over 65 sono ormai un quarto della popolazione e la domanda di posti letto nelle strutture per anziani cresce ogni anno. Aprire una casa di riposo nel 2026 significa muoversi tra autorizzazioni regionali, requisiti di personale e opportunità di finanziamento pubblico. Questa guida ripercorre passo dopo passo requisiti, costi, fondi disponibili e margini di guadagno.


Una casa di riposo è una struttura residenziale che ospita persone anziane, offrendo alloggio, pasti, assistenza di base e attività sociali a seconda del loro livello di autosufficienza.

La domanda cresce insieme all’invecchiamento della popolazione: al 1° gennaio 2026 gli over 65 in Italia hanno raggiunto 14,821 milioni di persone, pari al 25,1% della popolazione residente.

Il pubblico va dall’anziano autosufficiente che cerca compagnia e sicurezza fino alla persona non autosufficiente che richiede assistenza continuativa. Aprire una struttura del genere richiede dunque un concept chiaro, un iter burocratico rispettato punto per punto e la conoscenza dei fondi disponibili, che vedremo nel dettaglio nel corso dell’articolo.

1) Definizione e Scelta del concept

Prima di aprire i battenti, occorre decidere quale tipo di struttura si vuole realizzare. Il mercato italiano offre diversi concept, ciascuno pensato per un target e un livello di assistenza specifico. Ecco i principali:

  • Casa di riposo per anziani autosufficienti: accoglie persone in buona salute che cercano compagnia, sicurezza e servizi alberghieri di qualità. È il format con i costi di avvio più contenuti, perché richiede meno personale sanitario, ed è adatto a chi vuole partire con una struttura di piccole dimensioni.
  • Casa di riposo privata generalista: mescola ospiti autosufficienti e parzialmente non autosufficienti, offrendo una gamma di servizi più ampia. Si rivolge a chi vuole diversificare l’utenza e ammortizzare meglio i costi fissi su una base di ospiti più ampia.
  • Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA): pensata per anziani non autosufficienti con bisogni sanitari continuativi, richiede personale medico e infermieristico stabile e un accreditamento regionale più complesso. Genera rette più alte ma comporta investimenti e responsabilità gestionali maggiori.
  • Comunità alloggio o casa famiglia per anziani: struttura di piccole dimensioni, spesso ricavata in un’abitazione civile, pensata per pochi ospiti in un ambiente familiare. È la porta d’ingresso più accessibile per chi vuole aprire con un capitale limitato.

Quali sono le differenze tra una casa di riposo e una RSA?

La casa di riposo si rivolge principalmente ad anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti e mantiene una connotazione più alberghiera.

La RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) accoglie invece persone non autosufficienti e integra assistenza medica e infermieristica quotidiana.

In comune restano l’obiettivo di garantire sicurezza e qualità della vita e l’obbligo di rispettare gli standard regionali su personale e spazi.

2) Business plan e Iter burocratico

Un business plan solido, costruito su un’analisi di mercato reale del territorio, è quello che distingue una casa di riposo sostenibile da una destinata a chiudere entro pochi anni. Di seguito, troverai tutti i passaggi dell’iter burocratico da rispettare:

  • Scelta della forma giuridica: società di persone, SRL o cooperativa sociale, quest’ultima frequente nel settore per i benefici fiscali collegati alle finalità sociali.
  • Apertura della partita IVA e iscrizione al Registro delle Imprese: passaggio obbligatorio presso la Camera di Commercio competente.
  • Presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività): da inoltrare al SUAP del Comune, indispensabile per avviare un’attività socio-assistenziale.
  • Autorizzazione al funzionamento e accreditamento regionale: rilasciati dalla Regione o dal Comune delegato, verificano il rispetto dei requisiti strutturali e di personale previsti dalla normativa regionale.
  • Autorizzazione sanitaria dell’ASL: obbligatoria quando la struttura eroga anche prestazioni sanitarie.
  • Iscrizione INPS e INAIL: necessaria per la gestione dei contributi previdenziali e assicurativi del personale dipendente.
  • Polizze assicurative obbligatorie: responsabilità civile verso terzi e verso gli ospiti, spesso richieste come condizione per l’accreditamento.

Il quadro normativo di riferimento parte dalla Legge 328/2000, la legge quadro sull’assistenza sociale che ha definito il sistema integrato di interventi e servizi sociali in Italia, lasciando poi alle Regioni il compito di fissare i requisiti specifici per l’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture.

La procedura amministrativa invece passa quasi sempre dallo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP), che coordina la SCIA e le autorizzazioni comunali necessarie all’avvio.

3) Scelta del locale e permessi necessari

La posizione del locale incide sia sui costi sia sulla capacità di attrarre ospiti. Le zone semicentrali, ben collegate ma lontane dal traffico intenso, restano tra le più richieste: garantiscono ai familiari un accesso comodo senza esporre gli anziani al rumore del centro città.

Pesa anche la vicinanza a presidi sanitari, farmacie e servizi di emergenza, così come la presenza di spazi verdi accessibili, sempre più richiesta dalle famiglie in visita.

Sul piano normativo, l’immobile deve rispettare i requisiti strutturali fissati dal regolamento regionale di riferimento: superfici minime per ospite, camere singole o doppie, bagni accessibili, uscite di sicurezza e impianti a norma. Servono inoltre il certificato di agibilità, il certificato di prevenzione incendi rilasciato dai Vigili del Fuoco e, quando previsto, l’autorizzazione paesaggistica per eventuali interventi edilizi.

Le attrezzature necessarie comprendono letti articolati, ausili per la mobilità, sistemi di chiamata di emergenza e, per le strutture con utenza non autosufficiente, dispositivi medicali certificati.

Aprire una casa di riposo impone un limite max di stanze?

Non esiste un tetto unico nazionale: ogni Regione fissa la propria capacità ricettiva massima in base alla tipologia di struttura.

Le comunità alloggio restano generalmente limitate a poche decine di ospiti, mentre le residenze protette e le RSA possono ospitarne di più, a condizione di rispettare i rapporti minimi tra personale e ospiti stabiliti dal regolamento regionale.

4) Chi può aprire una casa di riposo? Personale e competenze

Chiunque abbia i capitali e la struttura societaria adeguata può avviare l’impresa, ma la gestione quotidiana richiede figure professionali precise, definite dalla normativa regionale di accreditamento.

Un OSS (Operatore Socio Sanitario), con la qualifica ottenuta al corso regionale di circa mille ore, può lavorare nella struttura e persino promuoverne l’apertura. Il ruolo di responsabile richiede però quasi sempre una qualifica ulteriore, come una laurea in professioni sanitarie, sociali o gestionali, oppure anni di esperienza comprovata nel settore.

Le équipe tipiche comprendono OSS, infermieri, un coordinatore di struttura, un medico responsabile (a tempo pieno o consulenziale) e, per le strutture più grandi, fisioterapisti e animatori. La formazione continua resta un requisito ricorrente nei capitolati regionali di accreditamento.

Investire su personale qualificato non è solo un obbligo normativo: è il primo fattore che le famiglie valutano quando scelgono una struttura per i propri cari.

5) Incentivi, fondi e agevolazioni

Il capitale necessario per aprire una casa di riposo è elevato, ma il settore socio-assistenziale può contare su una rete di strumenti pubblici pensata proprio per sostenere investimenti ad alto impatto sociale:

  • Invitalia, ad esempio, gestisce la misura Italia Economia Sociale, rivolta a imprese sociali, cooperative e organizzazioni del Terzo Settore. Finanzia progetti da 100.000 euro a 10 milioni di euro, con un contributo a fondo perduto tra il 5% e il 20% della spesa ammessa e un finanziamento a tasso agevolato dello 0,5% annuo fino al 70% della spesa, restituibile in massimo 15 anni.
  • Per chi ha meno di 56 anni e apre nelle regioni del Mezzogiorno, Resto al Sud resta un’altra leva concreta: fino a 50.000 euro a persona (200.000 euro per società con quattro soci), metà a fondo perduto e metà come finanziamento bancario a interessi coperti da Invitalia, più un contributo per il capitale circolante.
  • Per chi ha bisogno di credito bancario, il Fondo di Garanzia PMI, gestito da Mediocredito Centrale, garantisce fino all’80% dei finanziamenti per investimenti, compresa la Nuova Sabatini, e fino al 50% di quelli per la liquidità. Le regole 2025 sono state prorogate per tutto il 2026.

A questi strumenti nazionali si aggiungono i bandi regionali finanziati dai fondi strutturali europei FESR e FSE+, pubblicati periodicamente dalle Regioni per l’edilizia sociale e sanitaria. Importi e requisiti cambiano da territorio a territorio: conviene consultare il portale della propria Regione o della Camera di Commercio locale.

Va precisato che il PNRR, nella sua Missione 6 Salute, concentra le risorse su case di comunità, assistenza domiciliare e telemedicina pubblica, più che su finanziamenti diretti a strutture private. Chi apre una casa di riposo guarderà quindi soprattutto a Invitalia, al credito bancario agevolato e ai bandi regionali.

6) Strategia di comunicazione e marketing

Una casa di riposo si costruisce la reputazione nel tempo, spesso più con il passaparola che con la pubblicità digitale.

I canali tradizionali restano centrali: rapporti diretti con medici di base, geriatri, assistenti sociali dei Comuni e associazioni di categoria generano segnalazioni costanti. Anche gli eventi a porte aperte aiutano le famiglie a superare le riserve emotive legate alla scelta.

Il pubblico che decide, spesso i figli dell’anziano, resta comunque sempre più presente online. Un sito chiaro con foto reali, recensioni verificate e informazioni su rette e servizi è un requisito minimo, così come una scheda aggiornata su Google Business Profile.

La fidelizzazione passa infine dalla qualità percepita quotidiana: attività di animazione, comunicazione trasparente con le famiglie e piccoli aggiornamenti regolari trasformano gli ospiti attuali nei migliori ambasciatori della struttura.

Sì, in Italia esistono reti in franchising specializzate nella gestione di strutture per anziani, anche se il settore resta più ristretto rispetto ad altri comparti del franchising italiano.

Il franchising offre un format collaudato, procedure di accreditamento già testate e, spesso, formazione per il personale: un vantaggio non da poco in un settore dove l’errore gestionale si paga caro. Di contro, comporta il pagamento di una fee d’ingresso, royalties periodiche sul fatturato e il rispetto di standard imposti dalla rete, che riducono la libertà decisionale dell’affiliato.

Ecco alcune delle principali reti in franchising del settore:

1) Heidi Senior

Tra le realtà attive nel settore, Heidi Senior propone tre modelli scalabili, dalla piccola struttura familiare alla residenza protetta di dimensioni maggiori, con un ingresso in rete pensato per adattarsi a capitali di partenza diversi.

Format Ospiti Investimento iniziale Royalties Fatturato medio stimato
Little Senior fino ai 6 da 15.000 € (esclusa ristrutturazione) dal 4% al 15% del fatturato da 140.000 a 160.000 €
Small Community fino ai 16 da 20.000 a 30.000 € (escluse opere murarie) dal 4% al 15% del fatturato da 140.000 a 160.000 €
Residenze protette strutture di dimensioni maggiori da 30.000 a 90.000 € secondo la capacità dal 4% al 15% del fatturato da 450.000 a 1,5 milioni di €

2) Il Sorriso

Un altro brand presente sul mercato è Il Sorriso, rete di residenze per anziani con sede a Messina che propone un modello di franchising per l’apertura di nuove strutture (ricoveri H24, centro diurno, assistenza infermieristica e riabilitativa).

Il sito ufficiale non pubblica una griglia di investimento e royalties come Heidi Senior: chi è interessato deve quindi richiedere le condizioni economiche direttamente al marchio prima di valutare l’affiliazione.

Il budget necessario varia molto in base alla dimensione della struttura, alla sua ubicazione e al livello di assistenza sanitaria offerto.

Quanto costa aprire una casa di riposo? In autonomia vs in franchising

Aprire in autonomia significa sostenere tutti i costi di avvio senza alcun supporto esterno, ma senza nemmeno pagare fee e royalties a una rete. La tabella seguente confronta le principali voci di spesa, in stima, tra le due opzioni:

Voce di spesa Aprire una casa di riposo in autonomia Aprire una casa di riposo in franchising
Affitto o acquisto del locale da 2.000 a 8.000 €/mese secondo la città da 2.000 a 8.000 €/mese secondo la città
Ristrutturazione e messa a norma da 50.000 a 300.000 € secondo l’immobile spesso ridotta con capitolati standard di rete
Arredi e attrezzature sanitarie da 20.000 a 100.000 € da 20.000 a 100.000 € (a volte con tariffe agevolate)
Personale (primo anno) da 150.000 a 500.000 € secondo gli ospiti da 150.000 a 500.000 € secondo gli ospiti
Autorizzazioni e pratiche burocratiche da 3.000 a 10.000 € Supporto spesso incluso nel pacchetto di avviamento
Assicurazioni obbligatorie da 3.000 a 8.000 €/anno da 3.000 a 8.000 €/anno
Comunicazione e marketing da 3.000 a 15.000 € Spesso inclusi nel contributo di rete
Fee d’ingresso da 15.000 a 90.000 € secondo il format
Royalties dal 4% al 15% del fatturato annuo

A questo totale si aggiunge un capitale circolante da 3 a 6 mesi di costi fissi per coprire la fase di avviamento, quando la struttura non ha ancora raggiunto la piena occupazione.

Aprire una casa di riposo in franchising conviene?

Sì, in un settore così regolamentato conviene spesso partire da un format già testato: il franchising riduce il rischio di errori nella fase di accreditamento, offre formazione al personale e un piano di comunicazione già strutturato.

Il vantaggio si paga con le royalties e con una minore libertà gestionale, ma per chi apre la prima struttura può fare la differenza tra un avvio lento e uno immediatamente operativo.

Il 2026 resta un momento favorevole per entrare nel settore: la domanda cresce più rapidamente dell’offerta, soprattutto al Sud, dove la disponibilità di posti letto resta molto più bassa rispetto al Nord.

Le strutture residenziali socio-assistenziali attive in Italia sono 12.987, per un totale di circa 426.000 posti letto (7,2 ogni 1.000 abitanti), con una crescita del 4,4% in un solo anno. Gli ospiti sono 385.871, in aumento del 6%, e per il 75% si tratta di persone anziane.

Il divario resta marcato: il Nord-Est conta 10,5 posti letto ogni 1.000 abitanti, contro appena 3,4 al Sud. Chi valuta di aprire in una Regione meridionale trova quindi meno concorrenza, ma anche una popolazione mediamente meno abituata a pagare rette elevate.

Aprire in franchising conviene a chi apre la prima struttura e vuole ridurre il margine di errore nella fase di accreditamento. Chi ha già esperienza nel settore, invece, trova spesso più conveniente l’apertura in autonomia, per trattenere l’intero margine operativo senza versare royalties.

I margini dipendono poi dal tasso di occupazione e dalla retta media applicata, che varia da poche migliaia di euro al mese nelle strutture più semplici fino a cifre più alte nelle RSA con assistenza sanitaria continuativa. Una struttura con occupazione sopra l’80% e costi del personale sotto controllo può raggiungere l’equilibrio economico in due o tre anni.

Le prospettive restano legate a un fattore strutturale: l’invecchiamento della popolazione italiana non si arresterà nei prossimi decenni, e la domanda di posti letto continuerà a crescere più rapidamente dell’offerta disponibile, soprattutto per le strutture capaci di garantire qualità dell’assistenza e trasparenza verso le famiglie.


Domande frequenti su come aprire una casa di riposo

, un OSS può promuovere l’apertura e lavorare nella struttura, ma il ruolo di responsabile richiede quasi sempre una qualifica aggiuntiva, come una laurea in ambito sanitario, sociale o gestionale, prevista dalla normativa regionale di accreditamento.

I bandi regionali finanziati dai fondi FESR e FSE+ sostengono periodicamente l’edilizia sociale e sanitaria. A livello nazionale, Invitalia gestisce Italia Economia Sociale, con contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato per progetti da almeno 100.000 euro.

Il budget parte da poche decine di migliaia di euro per una piccola comunità alloggio e supera diverse centinaia di migliaia di euro per una RSA di medie dimensioni, tra ristrutturazione, attrezzature, personale e autorizzazioni.

Conviene soprattutto a chi entra nel settore per la prima volta: riduce il rischio nella fase di accreditamento e offre un format testato, in cambio di una fee d’ingresso e di royalties periodiche sul fatturato.

Potrebbe anche piacerti!

interno moderno di palestra con vetrate e piante
Anytime Fitness raggiunge 70 club in Italia con l’apertura di Buccinasco

Anytime Fitness apre il suo settantesimo club in Italia a ...

mcdonald’s di notte con drive thru e parcheggio
McDonald’s apre a Russi: Pentafood inaugura il suo terzo ristorante in franchising

Oggi, venerdì 18 settembre, McDonald’s inaugura il suo nuovo ristorante ...

scultura del legno con scalpello e trucioli
Dolfi, quando l’intaglio del legno della Val Gardena diventa arte

Dal 1730, gli intagliatori della Val Gardena trasformano il legno ...

flaconi di lusso inestasy eleganza fragranze
Inestasy, la profumeria ricaricabile che punta sul franchising senza royalty

Con più di 50 affiliati e una formula a zero ...

ingresso decathlon moderno con facciata elegante
Decathlon apre al franchising anche in Italia e punta a 91 nuove aperture nei prossimi quattro anni

Con l’obiettivo di raggiungere bacini oggi fuori dalla propria portata, ...

pane artigianale l’isola celiaca con grano
L’Isola Celiaca, specializzata nel senza glutine, punta ad espandere la propria rete

Specializzata nella vendita di prodotti senza glutine, lattosio e uova, ...

portrait d’équipe professionnelle en bureau moderne
Centro Studi Lambda apre a Foggia a novembre e registra i metodi FOCUS ed Eagle

Nata nel 2020 come Concorsi Militari Academy, Centro Studi Lambda ...

dragon ball super et burger king : promo officielle
Burger King Italia porta Dragon Ball Super nel menu dal 15 settembre

Da oggi, martedì 15 settembre, Burger King Italia porta nei ...

salto nella convenienza: promo giovani e registrazione
Acqua & Sapone apre ad Andora, la rete arriva a 905 punti vendita

Mercoledì 16 settembre Acqua & Sapone apre un nuovo punto ...

donna che legge l’etichetta al supermercato
Eurospin apre un nuovo discount a Cairate il 17 settembre

Il 17 settembre Eurospin apre un nuovo discount a Cairate, ...