Il master franchising permette a un brand di conquistare un intero paese affidandone lo sviluppo a un unico partner locale, il master franchisee. In Italia questo schema regola l’ingresso di catene internazionali come Domino’s Pizza, KFC e, a breve, Wendy’s. Ecco come funziona il meccanismo, quali vantaggi e rischi comporta per brand e master franchisee, e cosa prevede nel dettaglio il contratto.
Il sistema di franchising resta una delle leve principali per l’internazionalizzazione dei brand del retail e della ristorazione. Nel 2025 il giro d’affari complessivo del franchising in Italia ha raggiunto i 39 miliardi di euro, in crescita dell’8% rispetto al 2024.
Molte insegne estere scelgono di entrare sul mercato italiano non in autonomia, ma tramite un unico operatore locale che riceve i diritti esclusivi sull’intero territorio nazionale. È esattamente il meccanismo del master franchising, distinto dal franchising diretto perché introduce un livello intermedio tra il brand e i punti vendita.
Come funziona il master franchising?
Nel master franchising, il master franchisor (il proprietario del brand) cede a un unico operatore, il master franchisee, il diritto esclusivo di sviluppare e gestire l’insegna su un intero territorio, spesso un paese. Il master franchisee può a sua volta reclutare e affiliare sub-franchisee, oppure aprire punti vendita in gestione diretta.
In cambio dei diritti ottenuti, il master franchisee versa al master franchisor una master fee iniziale, oltre a royalties calcolate sul fatturato generato dalla rete che costruisce localmente. Il master franchisee assume così un doppio ruolo: è affiliato del brand originario e, al tempo stesso, franchisor verso i propri sub-franchisee.
Questo schema, di origine statunitense, riduce per il brand i rischi legati a una scarsa conoscenza del mercato estero: normative locali, abitudini di consumo, rapporti con la proprietà immobiliare. Il master franchisee, radicato sul territorio, se ne fa garante.
I vantaggi del master franchising
Per il brand, il master franchising accelera l’ingresso in un nuovo paese senza dover investire capitale proprio né costruire una struttura locale da zero. Tra i vantaggi principali, vi sono infatti:
- Espansione senza capitale diretto: il master franchisee finanzia lo sviluppo della rete sul proprio territorio;
- Conoscenza del mercato locale: normative, fiscalità, abitudini di consumo e reti immobiliari sono gestite da un partner già presente sul territorio;
- Rischio ripartito: gli oneri di selezione dei sub-franchisee e di animazione della rete locale spettano al master franchisee.
Per il master franchisee, il vantaggio principale è l’esclusiva su un intero territorio:
- Esclusiva territoriale: nessun concorrente può sviluppare lo stesso brand nella stessa area;
- Brand già riconosciuto: il master franchisee eredita la notorietà e il know-how costruiti dal brand a livello internazionale;
- Doppia fonte di ricavo: può incassare royalties dai propri sub-franchisee, oltre ai margini dei punti vendita gestiti direttamente.
Gli svantaggi del master franchising
Per il brand, cedere i diritti di sviluppo a un unico operatore significa perdere il controllo diretto sull’esecuzione quotidiana. Ciò si traduce in:
- Minor controllo operativo: la qualità del servizio nei punti vendita dipende dalle scelte del master franchisee;
- Dipendenza da un solo partner: difficoltà finanziarie o strategiche del master franchisee possono bloccare l’intero sviluppo nel paese;
- Uscita complessa: rescindere un contratto di master franchising e recuperare la gestione diretta della rete richiede tempo e costi legali significativi.
Per il master franchisee, i rischi sono soprattutto finanziari e contrattuali:
- Investimento iniziale elevato: la master fee e il capitale necessario per avviare la rete superano di gran lunga quelli di un franchising singolo;
- Obiettivi di sviluppo vincolanti: il contratto impone spesso un numero minimo di apertura per anno, con rischio di decadenza dell’esclusiva in caso di mancato raggiungimento;
- Responsabilità piena verso i sub-franchisee: eventuali difficoltà nella rete locale restano a carico del master franchisee, non del brand originario.
Le domande da porsi prima di lanciarsi in master franchising
Prima di firmare un contratto di master franchising, brand e candidati devono porsi alcune domande chiave:
- Il brand è davvero pronto per l’internazionalizzazione?
- I processi sono standardizzati e trasmissibili in un contesto diverso da quello d’origine?
- Il candidato master franchisee dispone del capitale necessario per sostenere la master fee e i primi anni di sviluppo? Conosce a fondo il mercato locale, i canali immobiliari e la normativa di settore?
- Il piano di sviluppo previsto dal contratto è realistico rispetto alle risorse disponibili?
Contratto di master franchising: cosa contiene?
Il contratto di master franchising coinvolge due parti, giuridicamente ed economicamente indipendenti: il master franchisor, titolare del brand e del know-how, e il master franchisee, al quale vengono ceduti i diritti di sviluppo su un territorio definito.
In Italia, questo accordo rientra nel campo di applicazione della Legge 6 maggio 2004, n. 129, che all’articolo 2 estende espressamente le proprie disposizioni al contratto con cui un’impresa concede a un’altra, dietro corrispettivo, il diritto di sfruttare una formula commerciale per stipulare a sua volta accordi di affiliazione con terzi.
Come nel franchising ordinario, il master franchisor deve consegnare al candidato il Documento di Informazione Precontrattuale (DIP) almeno 30 giorni prima della firma, insieme alla bozza di contratto e ai bilanci degli ultimi esercizi.
Di seguito, i principali elementi presenti nel contratto di master franchising:
| Elemento del contratto | Contenuto tipico |
|---|---|
| Territorio ed esclusiva | Perimetro geografico coperto (spesso l’intero territorio nazionale) e durata dell’esclusiva |
| Master fee | Corrispettivo iniziale versato dal master franchisee per ottenere i diritti di sviluppo |
| Royalties | Percentuale sul fatturato della rete, spesso ripartita tra master franchisor e master franchisee |
| Piano di sviluppo | Numero minimo di punti vendita da aprire entro scadenze prefissate |
| Formazione e assistenza | Trasferimento del know-how, standard operativi, supporto continuo del master franchisor |
| Durata e rinnovo | Durata minima sufficiente ad ammortizzare gli investimenti, condizioni di rinnovo o risoluzione |
Il mancato rispetto del piano di sviluppo è una delle clausole più delicate. Molti contratti prevedono la perdita dell’esclusiva territoriale, parziale o totale, se il master franchisee non raggiunge gli obiettivi di apertura fissati.
Brand che operano in master franchising in Italia
Diverse insegne internazionali della ristorazione hanno scelto il master franchising per entrare e crescere sul mercato italiano, affidando lo sviluppo a un unico operatore locale. Ecco alcuni esempi:
1) KFC Italia e Spoon Brands
Spoon Brands detiene la licenza master per KFC in Italia, con il diritto esclusivo di sviluppare il brand su tutto il territorio nazionale e di selezionare i franchisee locali, come Original Bucket. Il gruppo ha chiuso il 2025 con 230,4 milioni di euro di fatturato, in crescita del 29%, su una rete di 150 ristoranti attivi.
Il modello a due livelli ha permesso a Spoon Brands di centralizzare la strategia nazionale, lasciando ai franchisee locali la gestione quotidiana dei singoli ristoranti. Per il 2026 il piano prevede 35 nuove aperture e 800 nuove assunzioni.
2) Domino’s Pizza Italia ed ePizza
ePizza S.p.A. gestisce il brand Domino’s Pizza in Italia con la qualifica di master franchisee, dal primo negozio aperto a Milano nell’ottobre 2015. La scelta del master franchising ha permesso a Domino’s di entrare in un mercato della pizza già fortemente strutturato senza dover costruire da zero una filiera di approvvigionamento locale.
ePizza ha poi esteso la rete a città come Bergamo, Torino, Bologna e Roma, gestendo direttamente parte dei punti vendita e affiliando altri operatori sotto l’ombrello del master franchising nazionale.
3) Wendy’s Italia e Your Food
Your Food S.r.l. ha firmato un accordo esclusivo con The Wendy’s Company per l’apertura di 170 punti vendita in Italia entro il 2035, con le prime due aperture a Milano previste nella prima metà del 2026. È un caso recente che mostra come il master franchising resti la via preferita dai grandi brand statunitensi del fast food per entrare nel mercato italiano.
Un modello da valutare con attenzione contrattuale
Il master franchising resta uno degli strumenti più efficaci per un brand che vuole crescere in un paese senza investire capitale diretto, e per un imprenditore che vuole ottenere l’esclusiva su un’intera nazione. Il suo successo dipende però dalla qualità del contratto firmato e dalla capacità reale del master franchisee di sostenere il piano di sviluppo concordato.
Chi valuta questo percorso, sia come brand sia come candidato master franchisee, dovrebbe sempre far verificare il contratto da un legale specializzato prima della firma.
Nel franchising diretto, il brand firma un contratto con ogni singolo franchisee. Nel master franchising, il brand cede i diritti di sviluppo su un intero territorio a un unico master franchisee, che a sua volta può affiliare altri operatori locali.
Il costo varia molto in base al brand e alla dimensione del territorio concesso. Oltre alla master fee iniziale, occorre prevedere il capitale necessario per il piano di sviluppo pluriennale imposto dal contratto, spesso superiore a quello richiesto da un singolo franchising.
Sì. L’articolo 2 della Legge 129/2004 estende espressamente le disposizioni sull’affiliazione commerciale al contratto con cui un’impresa concede a un’altra il diritto di stipulare a sua volta accordi di affiliazione con terzi, coprendo così il master franchising.











