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Il Documento Informativo Precontrattuale (DIP) nel franchising: cos’è e perché è fondamentale?

4 Min. di lettura
Mano scrivendo su un documento su un tavolo

Voglio aprire in franchising, ma chi mi garantisce che non ci siano trappole nel contratto? La risposta è facile: la legge. Nel dettaglio la legge 129 del maggio 2004. Nel primo articolo si descrive l’essenza del rapporto di franchising “L’affiliazione commerciale (franchising) è il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti di autore, know-how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi”. (Legge 129/2004)

Cos’è il DIP (Documento Informativo Precontrattuale) nel franchising?

Ma come si declina il rapporto di franchising nel dettaglio? Se la legge disegna la cornice, il contenuto di ogni relazione franchisor-franchisee è scritto nel documento informativo precontrattuale, il DIP. Quest’ultimo, lo dice chiaro la 129/2004 all’articolo 4, deve essere consegnato dal franchisor 30 giorni prima della firma del contratto ed è obbligatorio. La legge precisa che il franchisor deve aver già sperimentato la formula del franchising sul mercato e testato il brand.

NB: La normativa non cita direttamente la parola DIP che è nata e diventata d’uso comune nel mondo del franchising successivamente, la 129/2004 parla di “allegati” del contratto.

Da sapere:

La normativa non cita direttamente la parola DIP che è nata e diventata d’uso comune nel mondo del franchising successivamente, la 129/2004 parla di “allegati” del contratto.

Cosa contiene il DIP?

L’affiliato deve poter giudicare in tutta trasparenza la sfida che si appresta ad affrontare. Il DIP deve descrivere chiaramente il tipo di attività e dare le informazioni utili a valutare la potenzialità del business su cui si investe. Nel dettaglio il DIP deve contenere, ex lege, tutti i dati “necessari, utili ed opportuni” salvo esigenze di riservatezza, a concludere il contratto:

  • I dati del franchisor (partita IVA, descrizione e ragione sociale, bilancio su richiesta del futuro affiliato…);
  • Lista degli affiliati e dei punti vendita diretti, andamento del business nel Paese del futuro affiliato;
  • I brand usati, una descrizione dell’attività;
  • Nota su eventuali procedimenti giudiziari a carico del franchisor;
  • Modalità di approvvigionamento di beni e servizi (il franchisee è tenuto a conoscere i vincoli di approvvigionamento ma, per proteggere la supply chain o per non esporsi con la concorrenza, alcuni franchisor possono riservarsi di celare i nomi dei fornitori). Questo è uno dei punti del DIP a cui fare maggiore attenzione.

Il DIP nel franchising ha l’obiettivo di prevenire eventuali controversie e incomprensioni. Se vengono fornite informazioni false si va incontro a conseguenze legali e la parte “lesa” può chiedere l’annullazione del contratto.

Anche l’aspirante affiliato (franchisee) ha i suoi obblighi

Questi si trovano scritti nell’articolo 6 della legge 129/2004: il franchisee deve comunicare in fretta al franchisor “ogni informazione e dato la cui conoscenza risulti necessaria o opportuna ai fini della stipulazione del contratto di affiliazione commerciale“, cioè dati sulle procedure relative a prestiti bancari, casellario giudiziario, variazioni anagrafiche o societarie… Ciò non toglie che il DIP sia un documento unilaterale, dal franchisor al franchisee, per descrivere l’attività commerciale.

Il DIP garantisce un guadagno?

No, il documento precontrattuale non garantisce un guadagno, si limita a fornire gli elementi per comprendere se l’attività che si sta per intraprendere può avere un mercato, un margine di profitto.

Il DIP è sempre uguale?

Ogni DIP rispetta lo stesso quadro normativo ma tutti i DIP sono diversi, non esiste una formula o formulario standard: ogni franchisor propone il suo.

Attenzione alle clausole del DIP franchising

Vi trema la penna ogni volta che dovette firmare un contratto, un assegno, un documento notarile? È giusto, perché la perfida lingua della burocrazia è a volte difficile da interpretare. Ecco una breve lista dei punti critici di un DIP:

  • Durata del contratto: non deve essere più breve del periodo in cui prevedete di ammortizzare gli investimenti;
  • Fornitori: se c’è un vincolo sui fornitori raccogliere il massimo di elementi possibili sulla supply chain. Il prezzo dei beni che vi troverete ad acquistare e la qualità non sono dettagli;
  • “Altri oneri dovuti dall’affiliato”: sotto questa formula possono celarsi sorprese, valutare bene cosa il franchisor chiede di pagare (potrebbero esserci spese legate alla formazione ai software…) oltre ai costi fissi, ovvi, di royalties e di affiliazione;
  • Clausola di recesso e penali connesse: valutare quanto costa lasciare la rete, se conviene.

Una volta valutati questi punti siete pronti a partire per la vostra avventura. Il contratto di affiliazione con tutti i suoi allegati sarà per 30 giorni nelle vostre mani prima della firma del contratto. Mai esitare a contattare un legale per una consultazione in caso di dubbi; talvolta Regioni, Comuni o camere di commercio stipulano convenzioni per fornire assistenza legale agli imprenditori a prezzi moderati.

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