Prima di firmare un contratto di franchising, conviene sapere cosa deve contenere per legge e quali obblighi comporta per entrambe le parti. Se invece hai già un accordo in corso e ti stai chiedendo come uscirne, questa guida spiega anche i tuoi diritti, i tempi e i passaggi per sciogliere il rapporto in modo corretto.
Cos’è il contratto di franchising?
L’intero settore del franchising in Italia è regolato dalla Legge 6 Maggio 2004 – n. 129. Che tu abbia un contratto di franchising da redigere in qualità di franchisor o da sottoscrivere in qualità di franchisee, è fondamentale conoscere cosa si intende oggi per contratto di franchising.
La definizione legale (Legge 6 Maggio 2004 – n. 129)
Secondo la Legge del 2004, il contratto di franchising (o contratto di affiliazione commerciale) prevede due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti. Queste due parti verranno definite all’interno del documento contrattuale come “l’affiliante” e “l’affiliato”. L’obiettivo comune di entrambe le parti vincolate tra loro dal contratto di franchising è quello di commercializzare determinati beni o servizi.
Il contratto deve inoltre essere redatto per iscritto, a pena di nullità: senza questa forma scritta, l’accordo tra le parti non ha alcun valore legale, qualunque cosa sia stata concordata a voce.
Nello specifico, tramite questo contratto l’affiliante (o franchisor) trasferisce all’affiliato (o franchisee) una serie di conoscenze e risorse e gli concede di far parte di una rete strutturata composta da più affiliati distribuiti sul territorio. Questo accordo avviene a fronte di un determinato corrispettivo finanziario concordato preliminarmente.
Se agisci da franchisor non hai gli stessi margini di guadagno che potresti ottenere da un punto vendita ad apertura diretta ma la Legge ti esonera dal sostenere costi diretti per l’impianto dei punti vendita presenti sul territorio.
Se agisci da franchisee rinunci a parte della tua autonomia e segui le regole stabilite dal tuo franchisor ma il grande vantaggio è che puoi, anche partendo da zero, avvalerti della fama commerciale di un brand noto o dell’efficacia comprovata di un sistema di successo già collaudato da terzi.
Parlare del contratto di franchising: è tipico o atipico?
Prima di avere una legge di riferimento, questo specifico contratto è stato a lungo un cosiddetto “contratto atipico” cioè non normato dal Codice Civile o da altre discipline speciali di settore.
Lo sapevi?
Dal 2004, il contratto di franchising è diventato un contratto tipico: la Legge ne ha precisato la definizione, ha fissato gli elementi indispensabili per la sua validità e ha stabilito come condurre le trattative preliminari alla firma.
Prima di tale data, la gestione di questo contratto era regolata quasi del tutto dall’autonomia contrattuale dei franchisor e del franchisee e dalla prassi di impresa.
Quali caratteristiche deve avere un contratto di franchising?
Passiamo adesso a capire quali sono gli elementi che un contratto di franchising deve contenere. È importante ricordare innanzitutto che i due soggetti legati dal contratto sono tenuti a comportarsi con correttezza e lealtà reciproca, condividendo informazioni veritiere: è un principio di buona fede che la Legge pone alla base dell’intero rapporto.
L’affiliante, o franchisor, concede all’affiliato, o aspirante franchisee, la disponibilità di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, disegni, diritti d’autore, know-how e brevetti.
Prima della firma, e almeno 30 giorni prima della conclusione del contratto, il franchisor deve inoltre consegnare all’aspirante franchisee la lista degli affiliati esistenti con le relative variazioni degli ultimi tre anni, insieme a un’eventuale descrizione sintetica dei procedimenti giudiziari o arbitrali promossi contro di lui in relazione al sistema di affiliazione.
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La durata minima sufficiente all’ammortamento dell’investimento (e quindi del contratto) è stata stabilita in tre anni. Oltre i tre anni, la durata del contratto di franchising è rimessa alla libertà contrattuale delle parti, anche nel caso di un eventuale (auspicabile) rinnovo.
Il franchisee deve ricevere dal suo franchisor consulenza tecnica e commerciale mentre il contratto è in essere; in cambio si impegna a mantenere il punto vendita oggetto del contratto nella sede in cui si trova e deve garantire al suo franchisor la riservatezza sul contenuto dell’attività oggetto di affiliazione e descritta nel contratto. Va ricordato che questa clausola di riservatezza va mantenuta anche dopo lo scioglimento del contratto.
A questo proposito, c’è da prestare molta attenzione e bisogna evitare di esporre il contratto al rischio di annullamento.
È sufficiente utilizzare un fac-simile di contratto di franchising?
Occorre considerare che per un contratto così importante si sconsiglia di utilizzare un modello fac-simile, trovato ad esempio già pronto e magari anche in formato PDF on line su Internet.
Non è il caso di rischiare di non inserire ad esempio alcuni aspetti fondamentali senza cui il contratto non è valido. Proprio perché si tratta di uno strumento legale a tutti gli effetti, deve essere solido e redatto per lo specifico caso che lega il franchisor al suo franchisee.
Consiglio pratico:
Prima di sottoscrivere un contratto di franchising o, al contrario, di proporlo, è vivamente consigliato rivolgersi sempre a un legale esperto in franchising per accertarsi che il contratto contenga i corretti doveri di entrambe le parti e, al tempo stesso, tuteli i loro diritti.
Come uscire da un contratto di franchising?
Essendo un regolare contratto, esistono dei casi in cui è possibile rescinderlo e scioglierlo. Vediamo come funziona nel dettaglio.
Abbiamo già visto che la Legge stabilisce i requisiti essenziali che rendono valido questo tipo di contratto e regola gli obblighi pre-contrattuali di comportamento. La stessa Legge fissa in 3 anni la durata minima di ogni contratto di franchising, il che impedisce di recedere prima della scadenza triennale.
Se il franchisor intende dare disdetta del contratto prima del triennio, è tenuto a fornire al franchisee un preavviso tale da consentirgli l’ammortamento degli investimenti. Se invece il franchisee ha ricevuto informazioni false in fase precontrattuale, l’articolo 8 della Legge 129/2004 gli permette di agire in giudizio e chiedere l’annullamento del contratto, con diritto al risarcimento del danno subito.
Quando si vuole sciogliere anticipatamente e in maniera consensuale il contratto, la risoluzione adottata è un accordo di mediazione legale redatto da un avvocato, che ne definisce nel dettaglio i termini per entrambe le parti.
Nota bene:
Dal 30 giugno 2023, con l’entrata in vigore della Riforma Cartabia (Decreto Legislativo 10 ottobre 2022, n. 149), la mediazione non riguarda più solo questo caso: è diventata obbligatoria per qualsiasi controversia di franchising, come passaggio necessario prima di rivolgersi al giudice.
Cos’é il contratto di Master Franchising?
Esiste infine una specifica categoria di contratto di franchising definito Master franchising ( o affiliazione commerciale principale). Si tratta del contratto utilizzato più di frequente per espandere una rete di franchising all’estero.
L’articolo 2 della Legge 129/2004 definisce il master franchising come l’accordo con cui un’impresa, dietro corrispettivo, concede a un’altra impresa indipendente il diritto di sfruttare un franchising per stipulare a sua volta contratti di sub-franchising con soggetti terzi. Il contratto segue la stessa disciplina del franchising ordinario, ma il rapporto che ne nasce è doppio.
Il master franchisor concede infatti al master franchisee, un soggetto con sede nel Paese estero che farà da intermediario, il diritto di stipulare contratti di sub-franchising in esclusiva su un’area determinata, senza stipulare lui stesso accordi diretti con i sub-franchisee.
Il master franchisee diventa così franchisee rispetto al master franchisor e, allo stesso tempo, franchisor rispetto ai sub-franchisee, con cui intrattiene rapporti contrattuali diretti soggetti alle normative del Paese estero in cui vengono sottoscritti.
Domande frequenti sul contratto di franchising
La Legge 129/2004 fissa una durata minima di 3 anni per i contratti a tempo determinato, il tempo ritenuto necessario per ammortizzare l’investimento iniziale dell’affiliato. Oltre questa soglia, la durata è libera tra le parti.
Prima della scadenza triennale non è possibile recedere liberamente. Per una rescissione consensuale serve un accordo di mediazione legale, e dal 2023 la mediazione è comunque obbligatoria per qualsiasi controversia di franchising prima di rivolgersi al giudice.
Sì. L’art. 3 della Legge 129/2004 richiede la forma scritta a pena di nullità: senza un contratto scritto, l’accordo tra affiliante e affiliato non ha alcun valore legale.











