Con Autogrill presente in 208 punti vendita tra autostrade, aeroporti e stazioni, e un fatturato nel 2024 di quasi 950 milioni di euro, il brand resta il volto più riconoscibile della ristorazione da viaggio in Italia, un settore su cui il Gruppo Avolta punta a crescere ancora nel 2026. Questo articolo spiega perché non è possibile aprire un Autogrill in franchising, quali collaborazioni restano invece a disposizione e quali reti alternative del settore ristorazione offrono davvero questa opportunità.
È possibile aprire un Autogrill in Italia? Franchising e collaborazioni
La risposta breve è no: Autogrill non concede contratti di affiliazione a imprenditori individuali. Restano però alcuni margini di collaborazione con il gruppo, dal lavoro dipendente alla gestione autonoma di un’area di servizio, che vale la pena conoscere prima di scartare del tutto l’idea.
Autogrill non opera in franchising
Chi cerca informazioni su come diventare un franchisee di Autogrill si scontra presto con un dato di fatto: il brand non propone contratti di franchising in Italia. Ogni punto vendita è gestito direttamente dalla società, senza margine per un imprenditore che voglia aprire un locale a proprio nome con l’insegna Autogrill.
Il brand resta comunque tra i più apprezzati dai viaggiatori italiani. Nel 2024 ha generato 947,2 milioni di euro di ricavi con 208 punti vendita, distribuiti tra aeroporti, autostrade, stazioni ferroviarie, centri commerciali e fiere. Inoltre, dal 2023 Autogrill Italia fa parte del Gruppo Avolta, nato dalla fusione tra Autogrill e il gruppo svizzero Dufry e oggi presente in circa 70 Paesi con circa 5.100 punti vendita nel mondo.
La gestione resta centralizzata. Autogrill Italia S.p.A., con sede a Novara, coordina direttamente personale, acquisti e posizionamento di ogni location, mentre società collegate come Nuova Sidap curano i servizi oil e non oil nelle aree di servizio.
Il gruppo descrive il proprio portafoglio come composto da brand di proprietà e marchi in licenza: un modello che permette di alternare le insegne interne con brand internazionali, senza però aprire la porta a un franchising classico.
Operare in questo modo consente di adattare rapidamente il mix di insegne al traffico reale di ciascuna location. Per Avolta, il controllo diretto resta la condizione per garantire la stessa qualità di servizio da un aeroporto all’altro, indipendentemente dal Paese.
Un’alternativa: Aprire un’area di ristoro in autonomia sulle autostrade
Una via, del tutto indipendente da Autogrill, è quella di diventare gestore di un’area di servizio autostradale. Le concessionarie autostradali assegnano periodicamente questi spazi tramite bandi pubblici, spesso in abbinamento a un distributore di carburante.
Non è un percorso paragonabile a un franchising: richiede la partecipazione a una gara regolamentata, capitali importanti e, di norma, un socio specializzato nella distribuzione carburanti. È un’opzione reale, ma pensata per operatori strutturati più che per un candidato all’affiliazione alla prima esperienza.
Collaborazioni possibili
Chi vuole comunque lavorare con il brand ha due strade concrete, molto diverse tra loro per impegno e livello di autonomia.
1) Diventare un brand “ospite” in Autogrill
Alcuni punti vendita Autogrill ospitano insegne terze, italiane o internazionali, accanto ai marchi di proprietà del gruppo. Si tratta però di accordi di licenza negoziati a livello corporate tra Avolta e la casa madre del brand ospitato, non di un’affiliazione aperta a un singolo imprenditore.
In pratica, non è possibile presentarsi ad Autogrill proponendo di aprire in proprio un corner di un brand in franchising in un’area di servizio o in un aeroporto: la selezione dei brand ospitati resta una decisione del gruppo, e i relativi accordi vengono gestiti direttamente dalla casa madre del punto vendita.
2) Lavorare in Autogrill come dipendente
La strada più accessibile resta quella del lavoro dipendente. Autogrill assume direttamente baristi, addetti alla ristorazione, cassieri e store manager, con campagne di selezione che si intensificano nei periodi di alta stagione lungo le tratte autostradali più trafficate.
Dove candidarsi?
Le posizioni aperte vengono pubblicate nella sezione carriere del sito ufficiale del gruppo e affisse direttamente nei punti vendita durante le campagne stagionali.
Molti profili junior, come addetti al bar o alla ristorazione, non richiedono esperienza pregressa: il gruppo forma il personale internamente, con percorsi interni di crescita verso ruoli di responsabile di punto vendita.
Qual è la strategia di sviluppo di Autogrill per il 2026?
Il Gruppo Avolta ha confermato per il 2026 un obiettivo di crescita organica compreso tra il 5% e il 7%, insieme a un miglioramento del margine Ebitda tra i 20 e i 40 punti base. L’amministratore delegato Xavier Rossinyol rivendica una crescita superiore a quella media del mercato, con un piano che riguarda anche Autogrill.
La leva principale resta la digitalizzazione. Il programma fedeltà Club Avolta, lanciato da meno di un anno, ha già superato i 13 milioni di iscritti e permette al gruppo di raccogliere dati sui comportamenti d’acquisto per personalizzare l’offerta punto vendita per punto vendita.
In Italia l’innovazione passa anche dal F&B Innovation Hub aperto ad Assago, in provincia di Milano, parte del programma internazionale Avolta Next. La prima call ha selezionato cinque startup su oltre cento candidature, con progetti che vanno da cestini intelligenti per la raccolta differenziata ad app di podcast geolocalizzati sul territorio.
Il progetto interessa da vicino Edizione, la holding della famiglia Benetton che con il 22% delle azioni resta il primo azionista di Avolta, e che punta a modernizzare Autogrill senza perdere il legame con la sua storia italiana. L’obiettivo dichiarato è trasformare la sosta in autostrada da semplice consumo rapido a un momento di viaggio più curato, sul piano dell’esperienza quanto della sostenibilità.
Lo sapevi?
Sul fronte delle acquisizioni, Avolta punta su operazioni mirate e di dimensioni contenute, senza operazioni trasformative né nuove emissioni azionarie. Una strategia prudente, che lascia comunque spazio a nuovi ingressi nel portafoglio marchi, in Italia come all’estero.
Quali sono le possibili alternative a Autogrill in franchising in Italia?
Chi punta davvero al settore della ristorazione in franchising può guardare oltre Autogrill. Il settore italiano del food conta reti aperte agli affiliati, con formati e investimenti molto diversi tra loro. Di seguito, troverai tre brand che potrebbero interessarti:
1) I Love Poke
Nato nel 2017, I Love Poke ha portato in Italia il poke bowl hawaiano, oggi conta oltre 150 punti vendita ed é in continua espansione sul territorio nazionale. Il format punta su ingredienti freschi, personalizzazione del piatto e un servizio rapido pensato per un pubblico urbano attento alla qualità.
Il fatturato medio per punto vendita si attesta sui 450.000 euro l’anno. L’investimento richiesto parte da 50.000 euro di capitale proprio, per un investimento totale di circa 130.000 euro e un diritto di ingresso di 15.000 euro. Non è richiesta un’esperienza pregressa nella ristorazione: la rete forma i nuovi affiliati sul modello operativo.
2) Ca’Pelletti
Nato nel 2011, Ca’Pelletti fa parte del Gruppo Surgital, tra i principali produttori italiani di pasta fresca. Il concept ripropone l’osteria romagnola in chiave contemporanea, con un servizio pensato per pranzo, aperitivo e cena e un menu incentrato su cappelletti, piatti regionali e specialità tipiche.
La rete conta oggi 6 ristoranti, con un fatturato medio annuo di 1.200.000 euro a punto vendita. L’investimento richiesto parte da 300.000 euro di capitale proprio, per un investimento totale di circa 500.000 euro e un diritto di ingresso di 15.000 euro. Il format si rivolge in particolare a operatori multi-unit e ristoratori indipendenti, con un’età media dell’affiliato tra i 35 e i 40 anni.
3) Hamerica’s
Fondato nel 2016, Hamerica’s nasce dalla fusione di tre concept a tema americano avviati dallo stesso fondatore in oltre vent’anni di ristorazione. Il marchio propone hamburger gourmet, ribs, tacos e altri piatti della cucina statunitense, con menu rinnovati ogni mese e ricette proprietarie.
La rete conta oggi 40 punti vendita in 26 città italiane, con un fatturato medio annuo di 850.000 euro a punto vendita. L’investimento richiesto parte da 100.000 euro di capitale proprio, per un investimento totale di circa 250.000 euro, senza diritto di ingresso. L’età media dell’affiliato è di 45 anni.











