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Hyatt accelera in Italia con 3 nuovi hotel e punta sul franchising con i proprietari di strutture

3 Min. di lettura
camera hyatt moderna con letto matrimoniale accogliente

Hyatt punta a quasi raddoppiare la propria presenza in Italia entro il 2028 con tre nuove aperture a Roma e Taormina, per un totale di 428 nuove camere. Il gruppo americano usa il franchising come leva principale di espansione, ma con regole proprie: non cerca piccoli imprenditori, bensì proprietari di hotel già esistenti pronti ad affiliare la propria struttura a uno dei suoi brand internazionali.


L’Italia è diventata un mercato prioritario nella strategia EMEA di Hyatt. Dal 2019, il gruppo ha quadruplicato il numero di camere nel portafoglio italiano: oggi conta 6 hotel, 557 camere e 5 brand. L’obiettivo per il biennio 2027-2028 è portare il totale a 9 hotel e oltre 980 camere, con aperture concentrate su destinazioni leisure e business di primo piano. A delineare la strategia sono stati Michel Morauw, managing director North Europe, Africa and Middle East, e Nuno Galvao Pinto, vice president development Southern Europe.

La prima apertura è Hyatt Regency Rome Central, prevista per il terzo trimestre 2026 nei pressi della stazione di Roma Termini: 238 camere e suite, orientate ai segmenti business, meeting ed eventi. Segue, nel quarto trimestre 2026, Thompson Rome in via Botteghe Oscure: 69 camere, primo indirizzo italiano del brand lifestyle Thompson Hotels, punta su design, ristorazione e cultura locale. Entrambi gli hotel romani sono gestiti dal gruppo italiano AG Group, che nel 2021 ha firmato con Hyatt il primo accordo di franchising alberghiero in Italia.

Nel 2028 toccherà alla Sicilia: Park Hyatt Taormina, secondo Park Hyatt in Italia dopo Milano, con 121 suite, terrazze private, viste sul Mar Ionio e sull’Etna. Un posizionamento luxury coerente con la domanda internazionale altospendente che caratterizza la destinazione.

Hyatt non costruisce hotel: trova proprietà già esistenti e le integra nel proprio sistema tramite tre modalità:

  1. Il management contract: Hyatt gestisce direttamente la struttura per conto del proprietario.
  2. Il sistema di franchising: il proprietario gestisce l’hotel in autonomia, paga una royalty e usa il marchio Hyatt.
  3. La conversione o affiliazione: un hotel indipendente entra in una delle collezioni del gruppo (come The Unbound Collection o JdV by Hyatt) mantenendo la propria identità.

In Italia, precisa Galvao Pinto, Hyatt non prende hotel in lease direttamente, ma può collaborare con società white label che gestiscono la struttura per conto della proprietà. Il modello è pensato per preservare l’identità dell’asset e al tempo stesso aprirlo alla distribuzione internazionale di Hyatt e al programma World of Hyatt.

Il punto che distingue Hyatt dal franchising classico è la barriera d’ingresso. Non si compra un’affiliazione Hyatt come si apre una gelateria o come si apre un centro estetico in franchising: bisogna già possedere o controllare un hotel, con le caratteristiche fisiche e di posizionamento compatibili con uno dei brand del gruppo.

Non esiste un “pacchetto franchisee” standard né una quota di ingresso pubblica: tutto si negozia caso per caso.

Il profilo del partner ideale di Hyatt in Italia è specifico. Il gruppo punta su proprietari locali con più hotel in una stessa regione, spesso in una fase di cambio generazionale o in cerca di opzioni alternative per valorizzare i propri asset. La geografia privilegiata comprende le grandi città (Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli) ma anche le destinazioni leisure emergenti: Toscana, Puglia, Sicilia.

“Vogliamo crescere con i nostri luxury lifestyle brand nelle principali città”, conferma Michel Morauw. “I nostri clienti vogliono andare oltre le grandi destinazioni ed esplorare l’Italia”: una tendenza che orienta la strategia anche verso mete secondarie ad alto potenziale turistico internazionale.

Per un imprenditore alberghiero o un family office con asset nel settore hospitality, l’affiliazione a un brand Hyatt rappresenta un accesso immediato a canali di distribuzione globali e a un programma fedeltà da 66 milioni di iscritti, senza cedere la proprietà né l’identità della struttura.

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