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La rete giapponese Donburi House punta a 20 locali nel 2026

4 Min. di lettura
intérieur d’izakaya japonais, ambiance chaleureuse et traditionnelle
Fonte: profilo LinkedIn Donburi House

Donburi House chiude il 2025 con undici locali attivi e punta quasi a raddoppiare la rete nel 2026, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere venti punti vendita. Il brand di ristorazione giapponese, nato a Torino attorno alla cucina dello chef Takashi Kido, ha aperto otto nuovi locali negli ultimi dodici mesi e struttura l’espansione anche tramite il franchising.


Dietro il brand c’è Donburi Srl, con sede a Torino, nata attorno al concept dell’izakaya: il locale informale giapponese dove, a fine giornata, si passa a bere qualcosa e ad assaggiare piccole portate condivise.

La cucina è affidata allo chef Takashi Kido, che ha lavorato in cucine giapponesi, europee e sudamericane prima di arrivare in Italia, e che supervisiona ogni ricetta, dai ramen ai donburi. Il concept punta su un’atmosfera informale, con lanterne e tavoli ravvicinati, e su un menu pensato per essere gustato in compagnia.

Il format riproduce l’esperienza dell’izakaya, il locale informale diffuso in Giappone dove i piatti arrivano in piccole porzioni da condividere, insieme a birra, sakè o shochu.

Il menu propone ramen, come il tonkotsu a lunga cottura, donburi a base di riso come il katsudon e il teriyaki no tori, oltre a sando, onigiri e piccoli piatti in stile izakaya come edamame, yakitori e tofu hiyayakko.

Il metodo, secondo l’azienda, punta su una selezione rigorosa dei fornitori e su preparazioni che seguono passo dopo passo la ricetta originale, per restituire la stessa esperienza in ogni locale.

Il Passaporto Donburi

A ciascun indirizzo della rete corrisponde un timbro hanko diverso, da raccogliere su un vero e proprio passaporto a ogni visita: più timbri si mettono insieme, più crescono i vantaggi riservati ai clienti. Un meccanismo di fidelizzazione pensato per portare le persone a scoprire l’intera rete, non solo il locale sotto casa.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, negli ultimi dodici mesi la rete è passata da tre a undici locali attivi: otto punti vendita aperti in un anno, tra il Piemonte e la Lombardia. L’ultimo, l’undicesimo, è il locale di via Paolo Sarpi a Milano.

Il ritmo di apertura, quasi un locale al mese, accompagna un cambio di scala: da catena concentrata su Torino a rete multiregionale, con l’ingresso strutturato in Lombardia e la prima apertura fuori dal Piemonte, in Valle d’Aosta.

interno izakaya giapponese con lanterne luminose

Fonte: profilo LinkedIn Donburi House

In Piemonte la rete conta cinque locali, tra il centro di Torino (via Maria Vittoria, via Stampatori, via Modena) e l’hinterland, con le aperture di Settimo Torinese e Rivoli. In Lombardia i punti vendita sono altrettanti, tra Milano (zona Isola, Moscova, Paolo Sarpi e Zumbini) e Saronno.

L’undicesimo locale ha esteso la rete fuori dal Nord Ovest storico, con la prima apertura ad Aosta. Nessuno dei punti vendita, al momento, si trova al Centro o al Sud Italia.

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Sul proprio sito, Donburi House presenta il proprio ingresso nel settore della ristorazione in franchising come un modello scalabile e replicabile, con supervisione culinaria centralizzata per garantire qualità costante e costi sotto controllo.

Il supporto ai franchisee copre la progettazione del locale, curata con lo studio Boffa Petrone & Partners, oltre a formazione del personale, procedure operative e marketing coordinato.

L’azienda dichiara tre traguardi in sequenza: venti locali entro il 2026, poi una rete di 90 punti vendita in Italia entro la fine del decennio, con il primo ingresso fuori dai confini nazionali fissato per il 2029.

Per chi valuta un ingresso nella rete, Donburi House propone un format di ristorazione giapponese ancora poco presente tramite sistema di franchising in Italia, in un momento in cui la cucina nipponica continua a guadagnare spazio nei centri urbani. Il passaggio da rete regionale a insegna multiregionale, per ora, resta però costruito su un numero contenuto di aperture fuori dal Piemonte.

Le prossime aperture diranno se il ritmo tenuto nell’ultimo anno può reggere l’obiettivo dei venti locali entro fine 2026, e se il modello testato tra il Piemonte e la Lombardia si presta a replicarsi su scala nazionale.

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