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Come aprire uno studio di pilates nel 2026? Requisiti, costi e guadagni

11 Min. di lettura
pilates reformer: esercizio laterale per il core

Negli ultimi anni il pilates è diventato una delle discipline più praticate inItalia, trainato dal boom del wellness e da una nuova generazione di studi boutique che puntano sull’allenamento personalizzato con il reformer. Aprire uno studio di pilates nel 2026 significa entrare in un mercato in piena espansione ma sempre più competitivo, dove brand identity, formazione tecnica e localizzazione fanno la differenza tra un’attività redditizia e un progetto fragile. In questo articolo vediamo come aprire uno studio di pilates passo dopo passo, dalla scelta del concept alla strategia di marketing, con un focus sui costi reali, sulle opportunità di franchising e sulla redditività attesa.


Il settore del fitness in Italia continua a crescere: secondo le rilevazioni ISTAT sulla pratica sportiva, oltre il 36 % degli italiani sopra i 3 anni pratica sport in modo continuativo o saltuario, e le discipline corpo-mente come pilates e yoga sono tra quelle che hanno guadagnato più terreno fra le donne 25-54 anni. Sul fronte dell’offerta, il mercato delle palestre e degli studi specializzati conta diverse migliaia di strutture e cresce a ritmi sostenuti, spinto dalla domanda di formati boutique e di lezioni in piccoli gruppi.

Avviare uno studio di pilates non è un’operazione improvvisabile: richiede un percorso strutturato che intreccia scelte imprenditoriali, adempimenti normativi, scelte tecniche sul locale e sulle attrezzature, formazione qualificata e un piano di comunicazione efficace. Vediamo le sei tappe fondamentali.

1) Scelta del concept e brand identity

Uno studio di pilates è un centro specializzato in cui si insegna il metodo ideato da Joseph Pilates nei primi decenni del Novecento, basato sul controllo del corpo, sulla respirazione e sul rafforzamento del «core». Diversamente da una palestra tradizionale, uno studio di pilates lavora su gruppi piccoli (spesso da 4 a 8 persone) o in sessioni individuali, con attrezzature dedicate come il reformer, il cadillac, la wunda chair e il barrel.

Nel corso degli ultimi anni, questa disciplina ha vissuto una vera e propria rinascita: sui social proliferano contenuti dedicati al reformer, alle routine di tonificazione e alla cosiddetta «pilates aesthetic», con celebrità e influencer che hanno reso questa disciplina uno degli allenamenti più ricercati del momento. Il pubblico tipo è prevalentemente femminile, urbano, fra i 25 e i 50 anni, con buon potere d’acquisto e un’attenzione crescente alla salute mentale e alla forma fisica.

In un mercato in espansione, distinguersi è essenziale. La brand identity dello studio (nome, logo, palette cromatica, tono di voce, esperienza in sala) deve raccontare una promessa chiara. Ogni dettaglio, dalla scelta delle candele profumate all’arredo, dalla playlist alla comunicazione sui social, contribuisce a costruire un’identità percepita dal cliente ben prima che metta piede in sala.

I principali concept oggi diffusi in Italia sono:

  • Studio di pilates classico: punta sul metodo tradizionale con lezioni di matwork a terra e sull’utilizzo degli attrezzi storici (cadillac, barrel, wunda chair). È il format più accessibile dal punto di vista dell’investimento iniziale e si rivolge a un pubblico eterogeneo, dai principianti agli sportivi avanzati. Il posizionamento di prezzo è in genere più contenuto rispetto agli altri concept.
  • Studio reformer: costruisce l’intera offerta attorno al reformer, il macchinario iconico del metodo Pilates. Le classi in piccoli gruppi (4-6 persone) hanno un appeal premium e consentono tariffe più elevate rispetto al matwork. È il format più richiesto del momento e quello che richiede l’investimento in attrezzature più significativo.
  • Studio ibrido pilates & yoga: integra le due discipline in un palinsesto complementare, intercettando una clientela aperta al benessere olistico. Richiede istruttori con doppia competenza e spazi modulabili, ma permette di diversificare l’offerta e di distribuire meglio i costi fissi su più format di lezione.
  • Studio megaformer/Lagree: basa il lavoro sul megaformer, una versione evoluta del reformer che combina pilates, TRX e allenamento funzionale in sessioni ad alta intensità e basso impatto articolare. Molto apprezzato sui social per la sua efficacia visiva, richiede una certificazione specifica e macchinari dedicati con un costo unitario elevato.
  • Centro pilates & benessere: affianca al pilates servizi complementari come massaggi, posturologia, osteopatia e consulenze nutrizionali, puntando su una proposta olistica e su un ticket medio più elevato. Richiede spazi più ampi, un team multidisciplinare e una gestione più articolata, ma consente di costruire una fidelizzazione più profonda e un’offerta difficilmente replicabile.

2) Business plan e apertura dell’attività

Un business plan solido e un’analisi di mercato approfondita sono il punto di partenza: occorre studiare il bacino d’utenza, la concorrenza locale e il posizionamento di prezzo, sapendo che città come Milano, Roma e Firenze offrono volumi di domanda elevati ma anche una competizione molto agguerrita.

Sul piano amministrativo, aprire uno studio di pilates richiede:

  • l’apertura di una partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate;
  • la scelta della forma giuridica (ditta individuale, SRL semplificata, SRL ordinaria o SAS);
  • l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio competente. Il codice ATECO più utilizzato per l’attività è il 93.13.01 «Attività di studi di yoga, pilates e Tai Chi» o il 85.51.01 per l’Insegnamento di Pilates fornito da insegnanti e istruttori indipendenti, a seconda dell’organizzazione scelta.
  • la presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune;
  • l’iscrizione all’INPS (Gestione Commercianti o Gestione Separata, in funzione della struttura) e all’INAIL per il personale dipendente o collaboratori;
  • una polizza RC professionale e una RC strutturale a tutela dei clienti.

3) Scelta del locale e permessi

Il locale è uno degli investimenti più strategici. Per uno studio boutique di pilates si parte solitamente da una superficie minima di 80-100 m², mentre uno studio reformer di medie dimensioni si attesta in genere fra i 120 e i 200 m², con spazi distinti per la sala, gli spogliatoi, la reception e l’eventuale area relax.

Il locale deve possedere il certificato di agibilità, rispettare le norme urbanistiche e di destinazione d’uso commerciale o sportivo, garantire l’accessibilità ai disabili ai sensi della Legge 13/1989 e le condizioni igienico-sanitarie previste dai regolamenti comunali e dalla normativa ASL.

Sul piano delle autorizzazioni, oltre alla SCIA è spesso richiesta la conformità impiantistica (elettrica, termica, antincendio se sopra i 200 m² o per affollamenti elevati) e la presentazione di una relazione tecnica redatta da un professionista abilitato. Va inoltre verificato presso la ASL di competenza se l’attività rientra fra quelle che richiedono il parere preventivo, soprattutto se si offrono servizi rieducativi o posturali.

Sul fronte attrezzature, un singolo reformer di buona qualità (Balanced Body, Stott Pilates, Peak Pilates, Gratz, Align Pilates) costa tra 3.500 e 8.000 €, una cadillac/trapeze table tra 4.000 e 10.000 €, una wunda chair tra 1.000 e 2.500 €, mentre tappetini, magic circle, soft ball, foam roller e accessori vari possono richiedere un budget aggiuntivo di 2.000-4.000 €. Uno studio reformer attrezzato con 6-10 macchinari richiede in genere un investimento in attrezzature compreso fra 30.000 e 80.000 €.

4) Incentivi e agevolazioni

Aprire uno studio di pilates può beneficiare di diverse misure pubbliche di sostegno alle nuove imprese. Tra i principali:

  • Fondo di Garanzia PMI, gestito da Mediocredito Centrale, che consente di ottenere finanziamenti bancari con garanzia statale fino all’80% dell’importo per le micro e piccole imprese, riducendo sensiblmente le richieste di garanzie reali.
  • Per i giovani fino a 35 anni e per le donne, Invitalia propone misure dedicate come «ON, Oltre Nuove Imprese a tasso zero», che finanzia investimenti fino a 1,5 milioni di euro con un mix di mutuo a tasso zero e contributo a fondo perduto.
  • Per chi avvia un’attività nelle regioni del Mezzogiorno, è disponibile «Resto al Sud» di Invitalia, riservato a soggetti tra i 18 e i 55 anni, con copertura fino a 50.000€ a richiedente (200.000€ per società composte da quattro soci) sotto forma di mutuo agevolato e contributo a fondo perduto.
  • Il microcredito imprenditoriale, sempre tramite il Fondo di Garanzia, permette inoltre di accedere a prestiti fino a 75.000 € senza garanzie reali.

Infine, é importante ricordare che vanno considerati anche bandi regionali e camerali, che variano di anno in anno e da regione a regione, oltre alle deduzioni fiscali per investimenti in beni strumentali e formazione.

5) Formazione, certificazioni e personale qualificato

La normativa italiana non impone, per il titolare dello studio, il possesso di una specifica laurea o di un albo professionale: chi apre il centro può limitarsi al ruolo imprenditoriale. La situazione cambia per chi insegna. Con l’entrata in vigore della riforma dello sport (D.Lgs. 36/2021 e successive modifiche), gli istruttori che svolgono attività sportiva dilettantistica vengono inquadrati come lavoratori sportivi e devono essere formati e tesserati.

La professione di istruttore di pilates rientra fra le figure tecnico-sportive e richiede una preparazione adeguata, tipicamente una certificazione tecnica riconosciuta da una Federazione Sportiva Nazionale (FSN), un Ente di Promozione Sportiva (EPS) riconosciuto dal CONI o un’organizzazione internazionale qualificata.

I percorsi di formazione più riconosciuti a livello internazionale sono Polestar Pilates, Stott Pilates (Merrithew), BASI Pilates, Body Control Pilates, Romana’s Pilates e Peak Pilates, con percorsi che vanno dalle 200 ai 600 ore di formazione e costi che variano fra 2.500 e 7.000€.

Una laurea in Scienze Motorie o un diploma ISEF rappresentano un valore aggiunto importante, soprattutto se lo studio offre servizi di rieducazione posturale o si rivolge a pubblici fragili (gestanti, post-operati, terza età), per i quali la collaborazione con un fisioterapista può rendersi necessaria. Il personale dipendente o collaboratore va inquadrato secondo il CCNL applicabile (impianti sportivi e palestre o lavoro sportivo) e tesserato con l’ente di riferimento.

6) Strategia di comunicazione e marketing

Il pilates è una disciplina che vive di immagine e di passaparola: una strategia di comunicazione ben costruita è uno dei principali driver di acquisizione clienti. Il primo asset è la presenza online: un sito web chiaro, ottimizzato per la SEO locale, una scheda Google Business Profile aggiornata e un sistema di prenotazione integrato. Il secondo asset sono i social media: Instagram, TikTok e in misura crescente Pinterest sono i canali in cui il pilates si racconta, attraverso video brevi di esercizi, testimonianze, reel di lezioni e contenuti dietro le quinte.

Le leve operative più efficaci sono le prove gratuite o lezioni di prova a tariffa simbolica, gli open day con workshop tematici, le partnership locali con nutrizionisti, fisioterapisti, estetiste e atelier di abbigliamento sportivo, le campagne di local advertising su Meta e Google, le collaborazioni con micro-influencer della community wellness e i programmi di referral con sconti per chi porta un nuovo cliente. La fidelizzazione passa da pacchetti mensili o trimestrali a tariffa scontata, eventi esclusivi per i membri e un’esperienza in studio curata in ogni dettaglio (musica, profumi, accoglienza).

Sì, è possibile aprire uno studio di pilates in franchising, anche se in Italia il segmento è ancora in via di consolidamento rispetto a Stati Uniti e Regno Unito, dove esistono catene boutique con centinaia di sedi. Affiliarsi a una rete consente di beneficiare di un format collaudato, di una formazione tecnica strutturata, di accordi vantaggiosi sull’acquisto delle attrezzature e di una visibilità di brand già costruita, in cambio di una fee d’ingresso, di royalty periodiche e del rispetto dei vincoli contrattuali.

Il rapporto di affiliazione commerciale è disciplinato dalla Legge 129/2004, che obbliga il franchisor a consegnare il documento di disclosure precontrattuale almeno 30 giorni prima della firma, completo di bilanci, dati di rete e copia del contratto.

Brand Fee d’ingresso Fatturato medio annuo
Pilates25′ n.d. n.d.
Studio141 Pilates n.d. n.d.
YP Trainer n.d. n.d.

* Per dettagli su fee d’ingresso e fatturato medio annuo, è consigliabile contattare direttamente i brand tramite i form o i recapiti presenti sui siti ufficiali, poiché questi dati raramente sono pubblici.

L’investimento per aprire uno studio di pilates varia in funzione del format, della città, delle dimensioni del locale e del numero di reformer installati. Indicativamente si passa da progetti contenuti tra i 30.000 e i 60.000 € per studi mat-based di piccole dimensioni, a progetti boutique reformer da 60.000 a 200.000 € in autonomia, fino a 85.000-260.000 € per le aperture in franchising, dove il maggior costo è concentrato nella fee d’ingresso e negli standard di allestimento obbligatori, mentre su altre voci (formazione, software, marketing) il modello di franchising è spesso più economico o li include già nel pacchetto. Vediamo nel dettaglio le differenze tra le due opzioni.

Quanto costa aprire uno studio di pilates? In autonomia vs in franchising

Voce di spesa Studio di pilates in autonomia (stima) Studio di pilates in franchising (stima)
Fee d’ingresso 0€ 15.000-60.000€ (spesso include formazione, software e kit marketing)
Locale (caparra + primi canoni) 6.000-20.000€ 6.000-20.000€
Ristrutturazione e arredi 15.000-60.000€ (libera scelta) 30.000-80.000€ (standard brand obbligatori)
Attrezzature pilates 20.000-60.000€ 20.000-65.000€ (prezzi di gruppo, ma numero minimo imposto)
Software gestionale e booking 1.500-4.000€ incluso nella fee o a costo ridotto
Formazione del personale 3.000-8.000€ inclusa nella fee d’ingresso
Comunicazione e marketing di lancio 3.000-10.000€ 2.000-6.000€ (kit centralizzato + contributo individuale)
Capitale circolante (3-6 mesi) 15.000-35.000€ 10.000-25.000€ (ramp-up più rapido grazie al brand)
Royalty annuali 0€ 5%-8% del fatturato
Investimento totale stimato 60.000-200.000€ 85.000-260.000€

Aprire in autonomia garantisce piena libertà sul concept, sul nome, sulla scelta dei fornitori e sulla politica commerciale, e azzera fee d’ingresso e royalty. In compenso richiede di costruire da zero brand, format operativo, manuali di formazione e rete di fornitori, sopportando una curva di apprendimento più lunga e un rischio commerciale superiore.

Aprire in franchising permette invece di partire da un format pronto, con notorietà preesistente, manuali operativi, formazione del personale inclusa, accordi sui macchinari e supporto marketing centralizzato. In cambio il franchisee paga una quota d’ingresso una tantum e royalty mensili (in genere fra il 5 % e l’8 % del fatturato), oltre a vincoli contrattuali su prezzi, comunicazione e fornitori.

Aprire uno studio di pilates oggi significa entrare in un segmento del fitness boutique in piena crescita, sia in Italia sia a livello europeo. Le tariffe riflettono il posizionamento premium della disciplina: una lezione singola di reformer costa in media tra 25 e 45 €, un abbonamento mensile illimitato tra 140 e 300 € nelle grandi città, le sessioni private oltre 60-80 € a seduta. Uno studio reformer ben gestito, con 6-8 macchinari e buona occupazione di palinsesto, può raggiungere a regime un fatturato annuo tra 200.000 e 500.000 €, con un margine operativo lordo tra il 20 % e il 35 %. Il punto di pareggio si raggiunge generalmente entro il 12°-24° mese, con un ritorno sull’investimento stimato tra i 3 e i 5 anni per le aperture più virtuose.

Le leve decisive sono la posizione, il tasso di occupazione delle lezioni (obiettivo: oltre il 70 % nelle fasce di punta), la fidelizzazione attraverso abbonamenti e community building e la diversificazione con servizi complementari. La concorrenza nelle grandi città è intensa, ma una proposta differenziata e un team qualificato fanno ancora la differenza. Nel complesso, il pilates resta oggi uno dei settori del wellness con il miglior equilibrio tra domanda crescente, tariffe sostenibili e barriere d’ingresso accessibili: le condizioni per costruire un’attività redditizia ci sono, a patto di affrontare il progetto con metodo, una localizzazione ragionata e una brand identity solida.

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