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É possibile aprire un locale All’Antico Vinaio in Italia nel 2026?

6 Min. di lettura
allantico vinaio – facciata storica a firenze
Immagine tratta dal sito GdoWeek

Nel segmento street food del made in Italy, All’Antico Vinaio si è imposta come uno dei brand più riconoscibili, con un fatturato salito da 26 milioni di euro nel 2022 a 80 milioni nel 2025. Nel 2026, però, il marchio fiorentino non offre ancora un modello di franchising: questo articolo spiega perché, quali collaborazioni restano possibili, la strategia di sviluppo in corso e le alternative concrete per chi cerca un’affiliazione in un settore simile.


Prima di valutare un investimento, conviene chiarire subito un punto: All’Antico Vinaio non propone un contratto di franchising in Italia. Le righe seguenti spiegano il motivo di questa scelta e le strade alternative percorribili, dal lavoro dipendente alle partnership commerciali.

All’Antico Vinaio non opera in franchising

Il fondatore e CEO Tommaso Mazzanti ha più volte ribadito che il brand, per ora, resta a gestione diretta. In un’intervista ha spiegato che l’apertura tramite il modello del franchising resta un’ipotesi futura, subordinata a garanzie precise sul controllo della qualità e delle materie prime.

La crescita, del resto, parla da sola: il fatturato è passato da 26 milioni di euro nel 2022 a 62 milioni nel 2024, fino agli 80 milioni del 2025. A gennaio 2026 il gruppo contava 51 punti vendita nel mondo, un ritmo di apertura raggiunto restando sempre proprietario di ogni singolo locale.

Il brand resta tra i più apprezzati del settore street food italiano, capace di generare code fuori dai locali fin dalle prime aperture fiorentine. A differenza di concorrenti come il franchising Alice Pizza o l’affiliazione con La Piadineria, che hanno costruito reti nazionali tramite affiliati, All’Antico Vinaio ha scelto finora la strada opposta.

La gestione diretta significa che ogni schiacciateria appartiene alla società madre, che assume il personale, sceglie i fornitori e definisce il menu in modo uniforme. Il gruppo controlla così la qualità delle materie prime, un aspetto che Mazzanti considera decisivo per mantenere lo standard che ha reso famoso il brand a livello internazionale.

Anche la ricetta cambia poco da un locale all’altro. Secondo quanto riferito dallo stesso Mazzanti, gli aggiustamenti riguardano al massimo lo spazio dedicato alle famiglie in alcune location o alcune varianti per chi ha intolleranze, mentre la struttura centrale che coordina fornitori e apertura dei nuovi punti vendita si è ampliata di circa 40 persone.

Concretamente, per chi vuole lavorare con All’Antico Vinaio nel 2026, le strade restano due: entrare in azienda come dipendente o collaborare come partner in contesti specifici, illustrati nella sezione seguente.

Collaborazioni possibili

Anche senza un modello di affiliazione, il brand offre diverse forme di collaborazione, dal lavoro diretto alle partnership commerciali per spazi speciali.

1) Lavorare in All’Antico Vinaio come dipendente

La strada più diretta per entrare a far parte del progetto resta l’assunzione diretta. Con 800 dipendenti nel mondo e un ritmo di apertura che nel 2026 prevede 20 nuovi punti vendita, l’azienda ricerca costantemente personale di sala, cucina e cassa nelle città dove apre nuovi locali.

Dove candidarsi?

Le candidature si gestiscono tramite la sezione dedicata alle assunzioni sul sito ufficiale del brand, dove è possibile consultare le posizioni aperte città per città e inviare il proprio curriculum online. Le ricerche riguardano soprattutto ruoli in sala, in cucina e alla cassa, spesso in coincidenza con l’apertura di un nuovo punto vendita.

2) Diventare partner per spazi in travel retail e location speciali

Oltre alla gestione diretta classica, All’Antico Vinaio ha aperto alcuni punti vendita tramite accordi con operatori specializzati in spazi di transito. Il gruppo Avolta, nato dalla fusione tra Dufry e Autogrill, ha portato il brand fiorentino negli aeroporti di Dubai e di Roma Fiumicino.

Un’esperienza simile, ma più ampia, era stata tentata con il gruppo Percassi: una joint venture paritetica nata nel 2022 per sviluppare il format in Europa. L’accordo si è concluso nel 2024, con il ritorno dei punti vendita coinvolti alla gestione diretta del marchio.

Questi accordi restano riservati a operatori strutturati del settore retail e travel, non a piccoli investitori individuali. Servono competenze specifiche di gestione degli spazi in concessione, oltre a una capacità di investimento che un singolo candidato all’affiliazione difficilmente possiede.

Rappresentano comunque la prova che il brand non esclude collaborazioni commerciali, quando il partner porta competenze specifiche su spazi complessi come stazioni e aeroporti. Resta però un modello diverso dal franchising classico, più vicino a un accordo industriale tra due aziende.

3) Fornire materie prime e servizi alla filiera

Un’altra via, meno visibile ma concreta, riguarda la filiera degli ingredienti. Mazzanti ha dichiarato di voler rafforzare il controllo diretto sulla produzione delle materie prime, valutando anche un’espansione verticale su alcuni fornitori storici.

Per aziende agroalimentari toscane specializzate in salumi, formaggi e prodotti da forno, questo significa opportunità di fornitura continuativa. Non si tratta però di un modello di affiliazione commerciale, quanto di un rapporto industriale tra azienda e fornitore.

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Il piano industriale per il 2026 punta su una crescita ancora sostenuta. Il gruppo prevede 20 nuove aperture nel corso dell’anno, con l’obiettivo dichiarato di superare i 100 milioni di euro di fatturato e di avvicinarsi a 100 punti vendita nel 2027.

La strategia alterna location urbane e centri commerciali a canali più recenti come il travel retail, con il debutto negli aeroporti internazionali già citato. Mazzanti indica una redditività operativa solida, con un margine EBITDA che si attesta intorno al 25%, un dato che spiega il ritmo di apertura sostenuto negli ultimi esercizi.

Sul fronte internazionale, il gruppo prosegue l’espansione negli Stati Uniti, dove ha trovato un socio di minoranza nella famiglia Bastianich per i mercati di USA e Regno Unito. Nel solo 2025, l’azienda ha aperto otto punti vendita negli Stati Uniti, da New York a Beverly Hills.

Sul franchising, la posizione resta prudente. Il fondatore non esclude aperture in affiliazione in futuro, ma solo dopo aver consolidato gli strumenti di controllo sulla qualità che oggi la gestione diretta garantisce più facilmente.

Chi cerca un’opportunità in franchising nel segmento street food italiano può guardare ad altri brand consolidati. Condividono con All’Antico Vinaio la vocazione al prodotto tipico, ma hanno scelto la strada dell’affiliazione per crescere.

La Piadineria

La Piadineria è la catena italiana di piadine più diffusa, con 481 punti vendita e un fatturato 2024 pari a 223 milioni di euro, in crescita del 20%. Oggi il 15% della rete è in franchising, una quota che l’azienda intende aumentare nei prossimi anni. Per aprire un locale in Italia, il brand richiede un capitale proprio compreso tra 100.000 e 150.000 euro e un locale di almeno 80-90 metri quadrati con canna fumaria.

La Piadineria

Logo

La Piadineria

Ristorazione

  • Ristorazione
  • Capitale proprio: 100.000 – 150.000 €  €

Voglio più informazioni!

Alice Pizza

Alice Pizza, la principale catena italiana di pizza al taglio, ha chiuso il 2024 con un fatturato superiore a 120 milioni di euro, in crescita di circa il 10% sull’anno precedente. Con 40 aperture pianificate per la fine del 2025, la rete punta a raggiungere quasi 260 punti vendita tra Italia, Europa e Asia, puntando in modo dichiarato sul franchising per le nuove insegne.

Alice Pizza

Logo

  • Ristorazione
  • 115
  • Capitale proprio: n.c. €

Voglio più informazioni!

La differenza tra i due modelli non è solo commerciale. Un brand a gestione diretta come All’Antico Vinaio decide da solo tempi e luoghi di apertura, mentre una rete in franchising come Alice Pizza o La Piadineria cresce anche grazie al capitale e all’iniziativa dei singoli affiliati. Per chi cerca un ruolo imprenditoriale attivo, questa seconda strada resta l’unica percorribile nel segmento street food italiano.

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