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Aprire un negozio Eataly, è possibile?

6 Min. di lettura
tavoli in legno e piani in pietra per ristorante

Il mercato della distribuzione alimentare di qualità in Italia vale miliardi e conta su brand di riferimento capaci di ridefinire l’esperienza d’acquisto: tra questi, Eataly occupa una posizione unica, con un fatturato globale di 684 milioni di euro nel 2024 e oltre 55 punti vendita in 15 paesi. Se stai valutando come entrare in questo settore e ti chiedi se sia possibile aprire uno store Eataly, questo articolo risponde alla domanda, esplora le strade di collaborazione disponibili e presenta le principali alternative in franchising.

La risposta diretta è no: Eataly non concede il franchising in Italia e non mette a disposizione formule di affiliazione per aprire uno store a proprio nome. Esistono tuttavia alcune forme di collaborazione con il gruppo che vale la pena conoscere.

Eataly non opera in franchising in Italia

Fondato nel 2007 a Torino da Oscar Farinetti, Eataly si è costruito fin dall’inizio come una catena a gestione interamente diretta. Ogni store viene aperto, gestito e presidiato dal gruppo stesso, senza intermediari affiliati. Questa scelta riflette una precisa strategia: garantire un’esperienza cliente uniforme, controllare la qualità espositiva e mantenere l’identità del brand inalterata in ogni sede.

Dal 2023, il controllo del gruppo è passato al fondo di private equity Investindustrial, che detiene il 52% del capitale. Anche dopo questo cambio di proprietà, il modello resta invariato: nessun franchisee, nessuna cessione di licenza commerciale in Italia. I circa 55 punti vendita attivi nel mondo sono tutti gestiti direttamente o tramite strutture controllate.

Una precisazione importante riguarda il Medio Oriente: in quest’area geografica, Eataly aveva storicamente operato tramite un accordo franchising con il gruppo emiratino Azadea, presente in paesi come Emirati Arabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar. A gennaio 2025, tuttavia, Investindustrial ha firmato un accordo preliminare con Azadea per riassumere il controllo diretto di queste attività, portando avanti un piano di espansione da 100 milioni di euro con l’apertura di 40 nuovi punti vendita nella regione. Il modello di franchising in Medio Oriente è dunque in fase di transizione verso una gestione diretta, in linea con la strategia globale del gruppo.

Collaborazioni possibili con Eataly

Anche senza il franchising, esistono diverse porte attraverso cui entrare in contatto con l’universo Eataly. Si tratta di opportunità differenti per natura e profilo, che vanno dalla fornitura di prodotti al lavoro dipendente.

1) Diventare fornitore di Eataly

Eataly seleziona con rigore i produttori e i fornitori che entrano sugli scaffali dei suoi store. Il brand valorizza le eccellenze italiane, con un’attenzione particolare alle filiere controllate e sostenibili, ai prodotti DOP e IGP, e alle realtà artigianali con una storia radicata nel territorio.

Per candidarsi come fornitore, occorre compilare il modulo disponibile sul sito ufficiale di Eataly, indicando i dati aziendali, il reparto di riferimento (salumi, formaggi, vino, birra, olio, frutta e verdura, dolce, panetteria e altri) e la regione di provenienza. È possibile selezionare fino a tre reparti e allegare una presentazione sintetica del prodotto o dell’azienda. Non si tratta di un canale di affiliazione, ma di una vera selezione commerciale: entrare nel circuito Eataly conferisce visibilità e riconoscibilità, come dimostra il caso di produttori piemontesi come Albergian, fornitore storico del gruppo.

2) Aprire un corner o uno spazio gastronomico all’interno di Eataly

Alcuni store Eataly, in particolare quelli di maggiori dimensioni, ospitano al loro interno spazi di ristorazione e corner gastronomici curati da realtà esterne selezionate. Si tratta di partnership commerciali riservate a brand del food che condividono i valori del gruppo: qualità delle materie prime, attenzione alla provenienza, coerenza con il posizionamento premium di Eataly.

Non esiste un bando pubblico o una procedura standardizzata per questo tipo di accordi. Le selezioni avvengono su base discrezionale, di solito in fase di apertura o ristrutturazione di uno store. Il punto di contatto principale resta la sede commerciale del gruppo.

3) Partnership commerciali e co-branding

Nel corso degli anni, Eataly ha stretto accordi di partnership con aziende del settore food e beverage per arricchire l’offerta nei propri store. Il caso più noto è quello di Lavazza, che ha portato le proprie macchine e il proprio caffè nei punti ristoro interni. Questi accordi riguardano tipicamente brand già affermati, con prodotti di riconosciuta qualità e con un posizionamento compatibile con l’immagine Eataly.

Per un’azienda o un produttore che intende esplorarare questa strada, il punto di partenza è il contatto diretto con la direzione commerciale o marketing del gruppo, presentando una proposta concreta che dimostri affinità di valori e complementarità di offerta.

4) Lavorare come dipendente Eataly

Per chi vuole fare parte del mondo Eataly senza necessariamente portare un proprio progetto imprenditoriale, il canale occupazionale è quello più diretto. Il gruppo assume in diverse aree: vendita al banco (formaggi, salumi, pesce, carne, pane, dolci), ristorazione e cucina, accoglienza e cassa, logistica e magazzino, ma anche ruoli nelle funzioni centrali come marketing, acquisti, IT e risorse umane.

Dove candidarsi?

Le posizioni aperte sono pubblicate direttamente sul sito ufficiale di Eataly, nella sezione dedicata alle carriere. È possibile candidarsi per uno store specifico oppure inviare una candidatura spontanea. Per i profili di ristorazione e cucina, esiste anche una sezione dedicata alle aree di specializzazione.

Non è necessario rivolgersi ad agenzie esterne: il processo di selezione è gestito internamente dalla divisione Risorse Umane del gruppo.

Dopo anni di turbolenze finanziarie, Eataly ha imboccato una nuova direzione con l’ingresso di Investindustrial. Il gruppo ha chiuso il 2024 con un fatturato di 684 milioni di euro, in crescita del 4,3%, e un EBITDA che supera i 50 milioni. In Italia, i ricavi si sono attestati a 220 milioni (+2,7%), con un EBITDA quadruplicato a 8,5 milioni e un risultato netto positivo per la prima volta da anni.

La strategia attuale si articola su quattro pilastri:

  1. i grandi store flagship;
  2. i prodotti a marchio proprio;
  3. il travel retail;
  4. il nuovo format Eataly Caffè. .

Quest’ultimo, concepito come una caffetteria di qualità pensata per i centri città e i luoghi di transito, è stato inaugurato per la prima volta a New York e punta a moltiplicarsi rapidamente, in parallelo agli store aeroportuali.

Sul fronte degli investimenti, nell’agosto 2025 gli azionisti hanno approvato un aumento di capitale da 75 milioni di euro, da erogare in due tranche entro giugno 2026. I fondi sono destinati all’accelerazione in Nord America, con nuove aperture previste a Philadelphia, Toronto e West Palm Beach, e allo sviluppo del travel retail. In Italia, la priorità è l’apertura nello scalo di Linate, che si aggiungerà alle presenze già operative negli aeroporti di Amsterdam Schiphol, Parigi e New York.

Il cambio di direzione di Eataly

A maggio 2026, Eataly ha cambiato guida, avviando cosi una nuova fase manageriale: Andrea Cipolloni, che aveva guidato la trasformazione del brand sotto Investindustrial, ha lasciato l’incarico di Amministratore Delegato.

Gabriele Belsito assume la guida dell’area europea, mentre si cerca un nuovo AD con focus specifico sul mercato nordamericano, che nel 2025 rappresentava oltre il 60% del fatturato globale. Una scelta che segnala dove il gruppo intende concentrare la propria spinta nei prossimi anni.

Se l’obiettivo è aprire un’attività nel settore della distribuzione alimentare di qualità italiana, il franchising offre soluzioni concrete anche senza passare per Eataly. Diversi brand italiani operano in questo spazio con reti in franchising strutturate e modelli di affiliazione accessibili a imprenditori con profili e budget differenti.

La tabella seguente raccoglie tre reti franchising italiane attive nel settore della ristorazione e del food di qualità, con i principali parametri di ingresso disponibili.

Brand Quota d’ingresso Fatturato medio annuo
Gargano Sapori Nessuna (Investimento iniziale a partire da 12.000 €) n.d.
La Bottega di Norcia e Amatrice n.d. (Investimento iniziale di 9.900€ (11.900 anche degustazioni) circa 250.000 € ( 350.000 vendita + degustazione )

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