Dal quartiere cinese di Roma, Mo Esquilino propone il suo street food del nord della Cina in franchising, con l’obiettivo di aprire in altre città italiane ed europee. Il concept è chiaro e ben recensito. Il progetto di rete, invece, poggia ancora su un solo locale e su nessuna cifra pubblica.
Il locale si trova in via Principe Eugenio, nel rione Esquilino, la zona di Roma dove si concentrano negozi e ristoranti della comunità cinese. La formula sta a metà strada tra il cibo di strada e la piccola ristorazione, con asporto e consegna sulle principali piattaforme. Su Just Eat raccoglie un voto medio di 4,7 su oltre 400 recensioni. Sul proprio sito, il brand annuncia l’intenzione di crescere in franchising.
Il roujiamo, il panino di Xi’an al centro del menu
Il nome viene dal Mo, o roujiamo: una focaccina croccante cotta al forno, aperta e farcita con carne stufata a lungo con le spezie. È un’antica ricetta di strada della città di Xi’an. Qui lo chiamano semplicemente “hamburger cinese”.
Le versioni sono quattro, maiale, manzo, pollo e verdure, con prezzi tra 6,60 e 7,80 euro. Attorno ruotano i baozi e i ravioli, al vapore o alla piastra, e piatti a base di farina tipici del nord del Paese, come la pasta fredda liangpi. La carta si allarga però anche a proposte giapponesi e thailandesi, dal takoyaki al pad thai.
Cucina dietro il vetro e carne italiana: il format
Il brand, attivo nel settore della cucina asiatica in franchising, insiste su tre elementi replicabili. Il primo è la trasparenza: la cucina è separata dalla sala da una parete di vetro, e chi aspetta vede preparare impasti e ripieni. Il secondo riguarda gli ingredienti, con carne e verdure che il locale dichiara di origine interamente italiana, accanto a prodotti importati dalla Cina.
Il terzo è la velocità. Il servizio è pensato per l’asporto e il pasto rapido, con una squadra giovane e un menu combinato a 14,50 euro che riunisce panino, raviolo e bibita. Sono tutti tratti che, in teoria, si prestano bene a un modello in serie.
Da leggere anche:
Il franchising: supporto a 360 gradi e contratti fino a 10 anni
Sulla carta, il franchisor si fa carico di gran parte del lavoro che precede l’apertura. Aiuta a trovare e a disegnare il locale, dà una mano a costruire il finanziamento e mette a disposizione un solo referente per gli approvvigionamenti. Dopo l’inaugurazione restano l’assistenza tecnica e l’aggiornamento periodico del personale. Il contratto può durare fino a 10 anni.
Al futuro affiliato si chiede soprattutto di essere un gestore operativo. Servono esperienza nella guida di una squadra, attitudine commerciale e presenza quotidiana nel punto vendita, ai fornelli come alla cassa. Colpisce un dettaglio: l’elenco di valori e requisiti è quasi identico a quello pubblicato da McDonald’s Italia per i propri franchisee, con la sola differenza della durata contrattuale.











