Una srl già registrata a Milano, un account Instagram attivo da dicembre, ma ancora nessun negozio aperto: Cotti Coffee, la catena cinese che in Europa vende l’espresso a meno di un euro, si prepara a sbarcare in Italia. La sua arma è il prezzo: una sfida diretta a catene come Starbucks, che nel nostro paese cresce con molta più cautela.
Fondata nel 2022 a Fuzhou, nella provincia cinese del Fujian, da Lu Zhengyao e Qian Zhiya, gli stessi imprenditori dietro Luckin Coffee (uscita dal Nasdaq dopo lo scandalo contabile del 2020), Cotti Coffee ha aperto 5.000 negozi in Cina in meno di un anno.
A gennaio 2026 il conteggio globale sfiorava i 18.000 punti vendita in 28 mercati, con 16.485 negozi nella sola Cina. Il modello punta su prezzi molto bassi, negozi piccoli e standardizzati, ordini quasi solo tramite app e una crescita rapida basata sul modello di franchising.
Una srl a Milano, in attesa del primo negozio
In Italia, Cotti Coffee Italy srl è già stata costituita, con sede legale a Milano. L’account Instagram italiano del brand è attivo dallo scorso dicembre, ma finora non è stata resa pubblica alcuna data o indirizzo per la prima apertura.

Fonte: profilo Instagram ufficiale Cotti Coffee Italia
Portogallo e Paesi Bassi compaiono negli stessi piani, segno che l’Italia non è un caso isolato ma una tappa di un disegno di espansione che riguarda l’intera Europa.
In Francia, una crescita rapida ma senza un solo affiliato
Il primo caffè parigino ha aperto i battenti a gennaio 2026. Otto mesi dopo, l’insegna conta tra i 28 e i 29 indirizzi in Francia, non solo a Parigi ma anche in città come Lione e Marsiglia. Il richiamo principale resta il prezzo: un espresso costa 0,99€, e chi si iscrive lasciando il proprio numero di telefono paga 1,99€ per ciascuna delle prime tre bevande.
C’è però un dettaglio che ridimensiona il racconto ufficiale del brand. Cotti Coffee ama definirsi, a livello internazionale, un’insegna che non possiede nessuno dei propri punti vendita e che cresce nel settore delle caffetterie in franchising, solo grazie a chi investe localmente.
In Francia, secondo la società di analisi Momentum Works, i fatti dicono altro: le decine di indirizzi aperti fanno tutti capo a una sola azienda, Cotti Coffee France, iscritta al registro delle imprese di Parigi nell’ottobre 2025.
Non un solo affiliato compare tra i titolari, e nessuna offerta di apertura in affiliazione è mai stata pubblicata nel paese.
Prezzi aggressivi, il vero terreno di scontro con Starbucks
Il confronto più diretto è proprio sui prezzi. Mentre Cotti Coffee punta su un espresso a meno di un euro e sull’app come principale canale d’acquisto, Starbucks in Italia segue una strategia opposta: crescita lenta e prezzo pieno.
La rete italiana, gestita da Siren Coffee (gruppo Percassi), ha aperto solo tre negozi nel 2025 arrivando a quota 50, e ne prevede altri otto nel 2026 per un totale di 58 punti vendita a fine anno.
Il bilancio 2025 di Siren Coffee mostra ricavi saliti a 55,2 milioni di euro (+18,2 %) e una perdita finale ridotta a 608.000 euro, contro 1,87 milioni nel 2024: un percorso verso il pareggio ancora ben lontano dai ritmi di crescita rivendicati da Cotti Coffee su scala globale.
Quale modello sceglierà Cotti Coffee per lo sviluppo in Italia?
Resta da vedere se, una volta aperta la prima sede italiana, Cotti Coffee replicherà lo schema francese, negozi tutti di proprietà della stessa società, oppure aprirà davvero le porte a candidati imprenditori italiani, come suggerisce la sua narrazione internazionale sul franchising.
Nel frattempo la corsa europea del brand continua: dopo Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Belgio, anche Portogallo e Paesi Bassi restano in lista d’attesa insieme all’Italia.











