Con 16 locali rodati e un fatturato medio di circa 1 milione di euro per punto vendita, Brunch Republic sceglie questo momento per aprire al franchising.La catena, prima in Italia a costruire un format interamente dedicato al brunch, punta a 38 punti vendita entro aprile 2027: un piano che poggia su metriche operative già verificate sul campo, non su proiezioni.
Nel settore della ristorazione in franchising, il momento in cui una rete decide di aprire agli affiliati è spesso il suo primo banco di prova reale. Brunch Republic arriva a quella soglia con un profilo insolito: 16 sedi operative, una curva di crescita del fatturato settoriale attorno al 20% annuo nel segmento brunch e un modello di business testato su clientele diverse. Il piano prevede 17 aperture nel 2026 e altre quattro entro aprile 2027, con il sistema di franchising chiamato a sostenere buona parte di quella traiettoria.
16 locali come laboratorio: perché il format regge prima di replicarsi
Aprire in franchising prima di aver costruito una rete diretta solida è uno degli errori più comuni nella ristorazione italiana. Brunch Republic ha fatto l’opposto: sedici aperture dirette hanno permesso di standardizzare l’offerta, selezionare i fornitori e misurare le performance su mercati locali diversi.
Il risultato è un modello con indicatori precisi: circa 1 milione di euro di fatturato medio annuo per locale e un margine operativo lordo compreso tra il 15% e il 20%. Per un potenziale franchisee, quelle cifre non sono proiezioni, bensì medie estratte da una rete già in funzione.
Il brunch italiano come fascia oraria ancora scoperta
Il format ha trovato uno spazio preciso: la fascia del tardo mattino e del primo pomeriggio del fine settimana, tradizionalmente trascurata dai grandi gruppi della ristorazione fast casual. In quel vuoto, Brunch Republic ha costruito una proposta riconoscibile, con piatti curati e un’atmosfera informale che premia la sosta lunga.
Il settore cresce a un ritmo attorno al 20% annuo di fatturato, un dato che riflette un cambiamento strutturale nelle abitudini alimentari italiane, non una moda passeggera. Per un affiliato, significa entrare in un mercato in espansione con un brand già posizionato, condizione ben diversa dall’aprire un format su un segmento saturo.
21 aperture in 24 mesi: la sfida della replicabilità su scala nazionale
Passare da 16 a 38 punti vendita in meno di due anni è un’operazione che mette alla prova qualsiasi rete. La sfida non è aprire: è aprire mantenendo le stesse metriche di redditività e la stessa esperienza cliente in contesti geografici diversi.
I locali in affiliazione dovranno replicare gli standard costruiti sulla rete diretta: formazione, fornitori, concept di sala. La capacità di trasferire quel know-how ai partner nelle prossime aperture del 2026 sarà il vero test industriale del modello.
Un ingresso nel franchising con metriche, non con promesse
Brunch Republic arriva all’affiliazione con un profilo raro nel panorama della ristorazione italiana: dati reali, non proiezioni. Sedici locali attivi significano contratti di fornitura negoziati, processi di sala testati e una clientela già fidelizzata su cui misurare il tasso di ritorno.
Le prossime aperture del 2026 diranno molto sulla capacità del brand di trasferire quella maturità operativa ai partner. Per i candidati all’affiliazione, il momento di valutare il dossier è adesso: le zone disponibili si ridurranno progressivamente con ogni nuova apertura, diretta o affiliata.











