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Aprire un bar nel 2026: i 9 passaggi fondamentali e cosa serve veramente

5 Min. di lettura
cameriere

Avete bisogno di cambiare, volete un lavoro più vario, che vi rappresenti, che vi consenta di incontrare persone diverse e di creare un bar a vostra immagine. Avete un gruzzolo da investire, meglio, o magari no ma non vi interessa: siete pronti a rischiare con una banca.

Qui una guida in 9 punti su come aprire un bar nel 2026, vera icona del vivere all’italiana, qualora decideste di passare dall’immaginazione all’azione, per un progetto personale o un investimento.

1) Lo studio di mercato e del concept del bar

Tramite i servizi anagrafici del comune in cui intendete aprire il vostro bar o l’Istat potete scoprire l’età media dei residenti del quartiere a cui mirate e la composizione sociale. In base ai dati capirete se vale la pena aprire, qual è lo “stile” più adatto al vostro esercizio e opterete per un bar diurno o serale. Utile anche un verifica della “concorrenza” sul posto (quanti clienti affluiscono e quando, cosa cercano…) e dei bisogni della zona.

Tra le possibili scelte di bar da aprire, senza pretesa di esaustività:

  • Bar dello sport,
  • Lettere caffé,
  • Bar Bakery,
  • Wine Bar…

In alternativa, potete valutare anche l’apertura di un bar in franchising. Questa opzione riduce i rischi iniziali grazie a un format già collaudato, un marchio riconoscibile e il supporto della casa madre per formazione, forniture e marketing. Richiede però il rispetto delle linee guida del franchisor e un investimento iniziale variabile a seconda della rete scelta.

2) Verifiche con il municipio/ufficio commercio SUAP (sportello unico attività produttive)

Molte regole variano da comune a comune per l’apertura di un bar:

  • Modalità di somministrazione degli alcolici,
  • Regole per il plateatico,
  • Regole per la musica,
  • Ammontare delle imposte comunali (tra cui TARI),
  • Regole sulle insegne, il decoro e gli orari di apertura.

Verificare con il municipio il costo degli oneri accessori, variabile da qualche decina a qualche centinaia di euro annui. Con il comune potete accertarvi anche della destinazione d’uso di un locale, se lo avete già trovato, e avviare le pratiche per un’eventuale ristrutturazione.

3) Fare il corso SAB (Formazione per la Somministrazione di Alimenti e Bevande)

Se si vuole lavorare personalmente al bar nella somministrazione di cibo e bevande, bisogna aver seguito un corso SAB. Si possono raccogliere informazioni alla Regione, che accredita i formatori, su costi e scuole riconosciute. Se non si lavora personalmente al bar assumere un gestore/barista certificato.

4) Rispettare le regole sanitarie e ottenere le autorizzazioni ASL

Punto cruciale per evitare multe (e non solo) per l’apertura di un bar: informarsi presso la ASL competente dei requisiti tecnici e di salubrità del locale da rispettare (gestione dei rifiuti, separazione locali consumo da locali somministrazione, ventilazione…); verificare prima dell’affitto/acquisto del locale che sia adattabile ai criteri igienici richiesti.

5) Trovare i fondi: accendere un mutuo, chiedere un finanziamento per l’avvio dell’esercizio

Una volta che il progetto si definisce, è l’ora di cercare i fondi, spesso l’impresa più ardua. Le banche chiedono:

  • Garanzie,
  • Un business plan convincente.

I costi per una ristrutturazione/adeguamento in genere non sono inferiori ai 500 euro a metro quadro. Per un locale di 50-70 metri, quindi, teoricamente si dovrebbero prevedere:

  • 40000 euro per la ristrutturazione,
  • 20000 euro per l’attrezzatura e gli arredi.

Le Regioni sostengono l’imprenditoria, quindi è bene informarsi su eventuali finanziamenti per:

  • Imprenditoria femminile,
  • Imprenditori under 35,
  • Imprese innovative/start up,
  • Aiuti ai disoccupati e alle persone in riconversione professionale.

6) Aprire una partita IVA

E’ il “numero di riconoscimento” di ogni lavoratore indipendente. La pratica si svolge presso l’agenzia delle entrate (zero costi, pratica online); dopodiché bisogna iscriversi all’INPS (istituto di previdenza) se non si è già iscritti.

NB: Accertarsi di avere ottenuto il finanziamento necessario per aprire il vostro bar prima di aprire la partita IVA.

7) Registrarsi alla Camera di Commercio

Passaggio fondamentale la registrazione della propria attività alla camera di commercio locale; ci si reca con la propria partita IVA, la forma societaria già stabilita, un progetto definito di attività. I costi possono variare da poche decine di euro a oltre 1000 euro se necessario un atto notarile, a seconda della forma societaria (l’impresa individuale è la formula più economica).

Grazie al portale Telemaco della camera di commercio si può, tramite una sorta di sportello unico virtuale, ComUnica, richiedere tutto in una volta (partita IVA all’agenzia delle entrate, iscrizione ad INPS ed INAIL, iscrizione alla camera di commercio). Pratica da affrontare da soli tramite Spid o attraverso un commercialista.

Se si decide di aprire un bar in franchising, vale quanto detto per qualsiasi altra attività: si mantiene lo stesso statuto giuridico classico (impresa individuale, società…) e l’unica differenza è un contratto aggiuntivo che lega franchisor e franchisee. La procedura di registrazione e le pratiche rimangono le stesse.

8) Formare un team, assumere i collaboratori

Fondamentale presentare al pubblico un volto che rappresenti l’attività e il marchio: il barista e i suoi eventuali sostituti sono spesso il motivo per cui si torna in un bar (oltre alla qualità del cibo offerto). Indispensabili per partire:

  • Un commercialista,
  • Un barista,
  • Un gestore del locale che gestisca turni, acquisti, fornitori.

Va considerato il costo del lavoro che in Italia può essere, per l’imprenditore, anche pari al 60 % del salario netto per ogni lavoratore.

9) Presentare la SCIA

Scelto il team, ristrutturato il locale, effettuata l’iscrizione alla camera di commercio, ci si può recare al Comune e presentare la SCIA, la dichiarazione d’inizio attività, allo sportello SUAP.

Sotto la propria responsabilità si dichiara di essere in possesso di tutti i permessi e che tutto è a norma; non c’è bisogno di attendere una risposta, si può direttamente inaugurare l’apertura del bar!

Aprire un bar in franchising, un’alternativa più redditizia e facile?

Di certo se non si ha voglia di prendere rischi sul concept, il know how (che viene trasferito dal franchisor), l’organizzazione e la strategia di marketing, aprire un bar in franchising può essere una soluzione più comoda, con rischio di errore molto più limitato e un avvio di attività facilitato nonostante i costi di affiliazione e le royalties da pagare.

In questo caso, infatti, il marchio è già testato, come la macchina organizzativa e il business model, il franchisor è pronto a trasmettervi tutto: se non siete del mestiere e non sapere da che parte cominciare, il franchising è più sicuro.

Attenzione però, il franchisor non assorbe i debiti e ovviamente non garantisce clientela se aprite nel posto sbagliato. Anche da franchise si è sottoposti alla dura legge del mercato: niente vendite, niente guadagno.

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