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BCE tassi invariati al 2 %, Francoforte in posizione “attendista” 

3 Min. di lettura
masood aslami
Masood Aslami, via Unsplash

Come tutti gli osservatori si aspettavano la BCE questo giovedì 18 dicembre ha lasciato i tassi di interesse invariati al 2 % chiudendo l’anno in posizione di prudenza e “attendismo”. Il segnale è chiaro: stabilizzare il mercato, finita l’epoca del taglio dei tassi passati  in un anno dal 4 % al 2 % di questo luglio.


Ora la palla passa agli Stati mentre tutti attendono svolte geopolitiche. La presidente della BCE Christine Lagarde ha precisato che “la decisione è stata presa all’unanimità, ma c’è l’unanimità anche sul fatto che tutte le opzioni devono restare sul tavolo e che dobbiamo attenerci all’approccio del volta per volta”. 

A livello europeo questo significa che:

  • è finita la fase di emergenza monetaria con impennata dei prezzi (2022-2023 con inflazione al +10 % su base annua a inizio 2023 in Italia).
  • l’inflazione è considerata sotto controllo (le ultime proiezioni della Bce indicano un’inflazione complessiva per la zona euro pari in media al 2,1% nel 2025 e all’1,9% nel 2026).
  • è finita la fase di raffreddamento con tassi punitivi.
  • La decisione sui tassi è in linea con uno scenario economico reputato resiliente dalla BCE con PIL rivisto in crescita nell’area euro (1.4 % anziché 1,2 % nel 2025, 1.2 % anziché 1 % nel 2026).

La linea attendista di Lagarde e l’apertura a variazioni sui tassi in futuro, è legata a due fattori principali: l’andamento (e le riforme) dell’economia tedesca che ha subito una recessione ed è in crisi strutturale di modello, e l’evoluzione della crisi Ucraina. Questioni in primo piano nelle ultime settimane, affiancate, ovviamente, da altri fattori internazionali di instabilità come il rapporto UE-USA (leggi dazi) e la possibilità di una nuova guerra sul suolo europeo. 

Per i Paesi del Sud Europa, le cui PMI hanno risentito dei tassi elevati essendo fortemente esposte al credito, i tassi invariati significano una tregua e una possibilità di progettualità sul medio termine. Intenzione della BCE nello stabilizzare i tassi, è anche ridurre la frattura tra Paesi del Nord e del Sud Europa, questi ultimi infatti, avendo imprese meno capitalizzate e più esposte al credito, hanno risentito maggiormente dei tassi elevati. L’obiettivo probabilmente è anche creare un ambiente europeo più proficuo agli scambi e agli investimenti internazionali, sebbene la politica della BCE non sia espansiva. Dovendo pagare meno interessi sul credito le piccole imprese potranno investire in altri settori, o almeno sopravvivere. 

Il mondo del franchising essendo esposto al credito, può, teoricamente, beneficiare di tassi stabili e controllati ferme restando le incognite legate al momento storico e all’economia tedesca. Se il denaro costa di meno, infatti, un franchisee può:

  • Raggiungere più facilmente il break even
  • Ottenere più facilmente un credito

Il franchisor da parte sua può, teoricamente, avvantaggiarsi di una prospettiva in cui:

  • Si favorisce la replicabilità di un modello economico non speculativo a rischio moderato
  • Si contano meno chiusure dei punti vendita
  • Si riducono i contenziosi

Una politica di controllo dei tassi può favorire a livello europeo gli investimenti transfrontalieri perché se i Paesi più fragilizzati dall’alto costo del denaro si riprendono, possono diventare terreno fertile per nuove avventure imprenditoriali. 

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