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Grandi catene italiane all’estero: fino a dove arrivano Conad, Coop, Esselunga o i marchi di moda

3 Min. di lettura
vetrina del negozio

L’espansione internazionale dei grandi marchi italiani non è più un concetto astratto, ma un insieme di strategie mirate che spaziano dal lusso globale alla distribuzione alimentare organizzata. Nel 2026, il panorama vede una netta distinzione tra chi ha colonizzato fisicamente i mercati esteri e chi utilizza partnership strategiche per esportare il modello Italia.

La Moda: un impero di ricavi globali

Il settore del lusso rimane il pilastro fondamentale per l’economia italiana all’estero, con numeri che riflettono la resilienza e le sfide dei mercati globali. Non si tratta di semplici generalizzazioni, ma di flussi finanziari documentati: Gucci, ad esempio, genera il 59% dei ricavi totali del gruppo Kering, con un fatturato di 5,99 miliardi di euro registrato nel 2025 (dato che segna un -22% rispetto al 2024). La sua forza è distribuita tra l’area Asia-Pacific (28,6%) e l’Europa Occidentale (30,1%). Parallelamente, Prada mostra una dinamicità notevole con una crescita del +9,3% nelle vendite retail nei primi nove mesi del 2025, trainata soprattutto dal Middle East (+21%) e dalle Americas (+15%).

GDO: le strategie di Conad, Coop ed Esselunga

Il comparto della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ha adottato modelli di espansione differenti, puntando su presidi fisici o su potenti reti di esportazione della private label.

  • Conad: la presenza internazionale è concreta e geograficamente localizzata. Attraverso Conad Adriatico, l’insegna conta 34 negozi reali tra Albania e Kosovo. A livello europeo, la forza di Conad si esprime tramite la partnership AgeCore, un’alleanza con colossi come Colruyt (Belgio), Coop (Svizzera), Eroski (Spagna) e Kaufland (Germania) che copre 15 paesi dell’Unione Europea, facilitando l’export massivo delle linee proprie come Sapori&Dintorni ;
  • Coop: la strategia di internazionalizzazione è veicolata da Coop Italian Food S.p.A. (100% Coop Italia), creata per l’export di prodotti italiani premium. L’entità gestisce certificazioni FDA e etichettatura specifica per USA, con focus su mercati asiatici tramite missioni e accordi (es. ICC Hong Kong 2025, Gulfood Dubai) ;
  • Esselunga: l’insegna mantiene una strategia di estremo rigore territoriale. Al momento non esiste alcun punto vendita fisico Esselunga all’estero, con il gruppo che mantiene il focus sui suoi 192 store in Italia. La proiezione esterna avviene in modo indiretto: tramite l’e-commerce gestito via Everli (che copre 65 punti vendita in 8 regioni con 17.000 referenze) e attraverso un portale fornitori d’eccellenza che alimenta l’export indiretto della qualità alimentare italiana.

Da leggere anche:

Fino a dove arrivano? Dati 2026

La mappatura del 2026 conferma che mentre la moda presidia fisicamente le grandi capitali mondiali, la GDO preferisce la via delle alleanze per superare le barriere logistiche. Il successo italiano all’estero si misura ormai tanto nei negozi monomarca quanto nella presenza dei nostri prodotti a marchio privato nelle dispense globali.

Fonti e verifiche: dati estratti dai bilanci ufficiali Kering e Prada 2025, analisi di mercato Gdoweek 2026 e report Italiafruit 2025. Il mercato è dinamico: per aggiornamenti in tempo reale, si consiglia di consultare i portali ufficiali ADM (Agenzia Dogane e Monopoli) e ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane).

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