Un attacco informatico contro un fornitore logistico ha bloccato le cucine di KFC in Giappone: dal 14 luglio la catena segnala ritardi nelle consegne, menu ridotti e chiusure temporanee di alcuni ristoranti. La vicenda mostra quanto una rete di ristorazione organizzata possa dipendere dalla sicurezza informatica di un singolo fornitore esterno.
Al centro dell’incidente c’è Nichirei, il principale gruppo giapponese della logistica a temperatura controllata, che ogni anno movimenta prodotti surgelati per circa 5.000 aziende, tra cui la filiale che rifornisce i ristoranti KFC del Paese. Un guasto informatico rilevato il 13 luglio alle 6.50 del mattino ha bloccato magazzini frigoriferi e spedizioni in tutta la rete del gruppo.
La cronologia di un blackout informatico
Nichirei aveva parlato inizialmente di “anomalie di sistema causate da un accesso non autorizzato”, senza fornire dettagli sulla natura dell’attacco.
In un secondo comunicato, diffuso due giorni dopo, il gruppo ha confermato che i propri server hanno effettivamente subito un attacco informatico e ha spiegato di aver scollegato volontariamente i sistemi per proteggere i dati custoditi, provocando di riflesso l’arresto dei magazzini.
Sui server colpiti si trovavano anche dati personali: Nichirei ha segnalato alle autorità giapponesi una possibile fuga di informazioni, pur senza rendere pubblico il metodo usato dagli attaccanti.
Nel settore si registra una tendenza crescente verso intrusioni rapide, capaci di paralizzare un’intera azienda in poche ore invece di limitarsi al furto di dati, perché bloccare un’attività rende spesso più di un semplice furto.
Ristoranti KFC, tra ritardi e chiusure
Dal 14 luglio, tutti i ristoranti del franchsing KFC del Giappone registrano ritardi nelle forniture di pollo. Alcuni punti vendita hanno chiuso temporaneamente, altri hanno ridotto gli orari o tolto piatti dal menu, mentre gli ordini tramite app e sito ufficiale restano sospesi in attesa di una soluzione.
Gli effetti dell’attacco superano il perimetro della singola insegna. Kura Sushi, catena di sushi a nastro con quasi 700 punti vendita tra Giappone ed estero, ha segnalato ritardi nelle consegne nei negozi dell’ovest del Paese.
Anche supermercati, pasticcerie e alcune strutture per anziani hanno lamentato carenze di prodotti legate allo stesso blocco logistico, segno della centralità di Nichirei nella filiera del freddo giapponese.
Il precedente di Asahi e Muji, la lezione per il franchising
Nichirei prevede di riavviare gradualmente magazzini e spedizioni a partire da oggi, 17 luglio, ma non ha indicato tempi certi per il pieno ripristino dei sistemi né per il ritorno alla normalità delle consegne a KFC e agli altri clienti coinvolti.
L’episodio si aggiunge a una serie di attacchi che negli ultimi mesi hanno colpito grandi gruppi giapponesi passando dai loro fornitori. Il produttore di birra Asahi era stato bloccato da un ransomware che aveva paralizzato ordini e spedizioni, mentre il retailer Muji aveva sospeso lo shopping online dopo un attacco al suo partner logistico Askul: due precedenti che seguono lo stesso schema, colpire l’anello logistico invece del brand finale.
Per le reti di ristorazione organizzate in franchising, il caso Nichirei ricorda che la resilienza della catena di fornitura conta quanto quella dei sistemi informatici interni: un singolo fornitore centralizzato, se colpito, può fermare centinaia di punti vendita in poche ore, ben prima che il brand stesso subisca un attacco diretto.











