Da ieri, 13 ottobre, i creator francesi possono taggare i prodotti nei loro video e guadagnare su ogni acquisto: YouTube Shopping ha aperto il suo programma di affiliazione in Francia. In Italia, invece, la funzione non è ancora attiva. Ma YouTube punta a 35 paesi entro fine anno.
L’annuncio è arrivato martedì 13 ottobre 2026, in occasione dello YouTube Festival. Con il lancio del programma di affiliazione, la Francia entra nel gruppo dei mercati in cui un video può trasformarsi direttamente in una vetrina.
Per gli utenti italiani la domanda è immediata: quando toccherà a noi? Per ora non c’è una data. La pagina di assistenza in italiano dedicata al programma non cita l’Italia tra i paesi in cui è disponibile.
Dal video all’acquisto, senza cercare il link in descrizione
Il principio è semplice. Quando un creator presenta un prodotto, che sia una crema, uno smartphone o un gioco da tavolo, può associarlo direttamente al contenuto. Vale per i video classici, per gli Shorts e per le dirette.
Chi guarda vede comparire la scheda dell’articolo, con prezzo e dettagli, e può comprarlo in pochi tocchi. L’acquisto, però, si conclude sul sito del venditore, che gestisce prezzo, disponibilità e spedizione: YouTube si limita a mettere in contatto chi guarda con chi vende.
I clic in più generati da un prodotto taggato nel video rispetto a un link in descrizione, secondo i dati di Google su Stati Uniti e Regno Unito.

Una commissione per i creator, un nuovo canale per i brand
Il programma è riservato ai canali del Programma partner di YouTube che hanno raggiunto il numero minimo di iscritti richiesto. Sono esclusi i canali musicali e quelli rivolti ai bambini.
Il creator incassa una commissione quando la sua raccomandazione porta a un acquisto. Il tasso lo stabilisce il venditore, prodotto per prodotto, e il pagamento arriva tramite AdSense dopo 60-120 giorni, per tenere conto di eventuali resi. A livello mondiale, i guadagni da commissioni versati ai creator sono più che raddoppiati in un anno, secondo Google.
Per Yann Damongeot, direttore di YouTube Ads France, il lancio rappresenta “un’ottima opportunità di business per i brand e per i creator”.
Negozio proprio, prodotti di altri brand e IA: le novità nel dettaglio
Fino a oggi un canale francese poteva vendere soprattutto i propri articoli, collegando un negozio al suo profilo. La vera novità è un’altra: ora il creator può consigliare anche i prodotti di altre marche e incassare una percentuale sulle vendite.
Per chi guarda, il prodotto appare in un’icona dedicata allo shopping o in una sezione sotto il video, accanto al player. Durante le dirette il creator può fissare gli articoli, che restano in evidenza fino alla fine della trasmissione.
Per alleggerire il lavoro dei creator, Google sta introducendo strumenti di intelligenza artificiale che riconoscono da soli i prodotti mostrati nel video.
Dal lato dei brand, l’adesione passa da Google Merchant Center, dove le insegne caricano il proprio catalogo e decidono le commissioni. YouTube ha anche stretto accordi con grandi cataloghi come quello di Amazon, per ora disponibile solo per i creator negli Stati Uniti.
Obiettivo 35 paesi entro fine 2026: e l’Italia?
La Francia non è un caso isolato. A settembre, durante l’evento Made on YouTube, la piattaforma ha annunciato di voler portare l’affiliazione da 15 a 35 paesi entro la fine dell’anno. In estate era già toccato al Regno Unito.
Mancano quindi una ventina di mercati da aggiungere in poche settimane, e l’Italia è un candidato naturale. Nessuna conferma ufficiale, però: per ora i creator italiani interessati possono solo segnalare il proprio interesse tramite un modulo, che non garantisce l’accesso.
Cosa potrebbe cambiare per le reti in franchising
Se il programma arriverà anche da noi, il tema riguarderà da vicino molte insegne. I brand pagano solo quando un video genera una vendita, fissando loro stessi la commissione: un modello che può interessare le profumerie e i centri estetici tra i franchising di bellezza e benessere, ma anche le catene di ottica ed elettronica di consumo che trovano spazio tra i franchising di negozi specializzati.
Resta una domanda aperta per i franchisor: se la vendita si chiude sul sito del brand, come si condivide il valore con gli affiliati che presidiano il territorio? Sarà uno dei punti da chiarire, insieme alla data di arrivo in Italia.











