Kebabberia, catena barese di döner kebab con dieci locali diretti in Puglia, mette per la prima volta il brand a disposizione di affiliati. Il format è rodato in casa da diciassette anni, la rete in franchising è invece tutta da scrivere. Per i candidati la partita si gioca tra vantaggio del pioniere e numeri ancora riservati.
Il primo locale ha aperto a Bari nel 2009. Da allora il gruppo, che fa capo alla società Ali Baba Srls, ha scelto di gestire tutto in proprio: oggi i ristoranti sono 10, distribuiti tra Bari e Taranto (tre ciascuna), Andria, Altamura, Bitonto e Acquaviva delle Fonti. Fuori dalla regione, l’insegna non è ancora presente.
10 ristoranti diretti come banco di prova
L’argomento più solido della rete è proprio la scelta di non aver mai affiliato nessuno finora. Ogni ricetta, procedura e allestimento è stato testato su locali che il gruppo gestisce e paga di tasca propria.
Il prodotto aiuta: il kebab da spiedo è un acquisto d’impulso, consumato a ogni ora e spesso da asporto. L’offerta resta stretta, con pita, wrap, box e qualche alternativa vegetariana, il che semplifica magazzino e formazione.
Per chi dispone di un piccolo locale in zona universitaria o vicino a una stazione, la versione Express, quasi solo banco, abbassa l’ingombro rispetto al ristorante con sala. Esiste anche una declinazione per le food court dei centri commerciali.
Un accompagnamento completo, legato a una filiera unica
Sulla carta, l’affiliato non resta mai solo. Il franchisor interviene prima della firma, nella valutazione del locale, segue il cantiere con le proprie linee guida e mette la sua squadra al banco nei giorni del debutto. Dopo il lancio subentrano un interlocutore dedicato, campagne di marketing e aggiornamenti del menu.
La contropartita è una dipendenza forte dal fornitore: gli ingredienti del menu arrivano dai canali indicati dalla rete, condizione tipica dei format che puntano su un gusto uguale ovunque. Sul digitale il cantiere è aperto, perché ordini online e gestione delle comande a schermo non sono ancora operativi.
I punti di forza
- Format testato per diciassette anni su soli locali di proprietà
- Offerta ridotta, più facile da imparare e da gestire
- Tre format di locale, dal ristorante al banco in un centro commerciale
- Ampia scelta di territori per chi arriva per primo
Costi e condizioni rinviati al primo colloquio
È qui che il candidato dovrà fare più domande. Kebabberia non dà indicazioni circa la fee d’ingresso, le royalties: la motivazione ufficiale è che ogni progetto cambia con il locale e con i lavori necessari. Il modulo di candidatura chiede però di dichiarare subito il capitale disponibile, proprio o finanziato.
La trasparenza arriverà per legge prima della firma, e il brand lo ricorda esplicitamente sul proprio sito.
Lo sapevi?
La Legge 129/2004 impone al franchisor di consegnare il Documento di Informazione Precontrattuale almeno 30 giorni prima della sottoscrizione. Fee, royalties, contributi di marketing e investimento stimato vanno cercati lì, prima di qualsiasi impegno.
Per chi ha senso candidarsi adesso?
Il profilo ideale è un imprenditore operativo, che passa le giornate dietro il banco e conosce bene la propria città. Un passato nella ristorazione non è un requisito. Chi vuole solo investire può proporsi, purché metta al timone del locale una persona presente tutti i giorni, e i progetti su più punti vendita sono ammessi.
Per chi confronta le reti del fast food in franchising, la scelta si riduce a un compromesso. Avviare la propria attività con un brand già diffuso sul territorio italiano offre riferimenti e dati; puntare su Kebabberia oggi significa scegliere la zona con meno concorrenza interna, ma senza esempi di affiliati da interpellare. Le prime aperture fuori dalla Puglia daranno al mercato la misura del modello.











