In due anni 99 Cheesecake, il brand spagnolo delle fette di cheesecake a 0,99 centesimi, è passato da un solo negozio a Barcellona a 14 punti vendita. Lo ha fatto senza affiliati e senza investitori esterni. In Italia non è ancora sbarcato e non vende licenze, ma la sua corsa lascia più di una porta aperta.
L’ultima inaugurazione risale a venerdì 16 ottobre, nel centro commerciale Splau di Cornellà, alle porte di Barcellona: oltre 1.000 porzioni vendute nella sola giornata d’apertura. Oggi la rete conta sei locali nell’area di Barcellona, tre a Madrid e uno ciascuno a Girona, Valencia, Pamplona, Siviglia e Maiorca. Tutti in Spagna: oltre confine, Italia compresa, la fetta da 0,99 centesimi non è ancora arrivata.
Da Carrer d’Aribau a 14 punti vendita in due anni
Il primo negozio apre nell’ottobre 2024 in Carrer d’Aribau, nell’Eixample. Roger Bettosini ha 21 anni, una laurea in economia aziendale alla Pompeu Fabra appena conseguita e una socia, Laura García. Lo spunto risale a un viaggio a New York fatto con pochi soldi in tasca: le pizzerie che vendono la fetta a 99 centesimi di dollaro diventano il suo modello.

© Sito web 99cheesecake
Nessuno dei due sapeva fare torte, e i primi mesi servono a standardizzare la ricetta tra cotture e dosi sbagliate. Gli investitori non ci credono: il progetto parte con un piccolo prestito bancario. Il concetto, però, era già stato testato sui social, dove i follower scelgono il quartiere del primo locale.
Il listino è costruito attorno a un solo prezzo civetta. Solo la fetta classica costa 0,99 euro; i gusti premium, come Lotus o cioccolato bianco, salgono a 2,99 euro, e ogni topping aggiunge 0,80 euro. Le torte intere si vendono su prenotazione, tra 14,50 e 25,50 euro. E ogni negozio resta in mano ai fondatori: un modello opposto a quello delle insegne nel settore della pasticceria in franchising.
Una crescita autofinanziata e già in utile
Il dato più interessante per chi guarda ai modelli di rete non è il prezzo, ma il bilancio. Secondo un caso di studio pubblicato a giugno da ACCID, l’associazione catalana di contabilità e direzione, l’azienda aveva allora 12 locali e oltre 150 dipendenti, e ha chiuso il primo esercizio completo con un utile netto di 140.385 euro.
Tutto questo, sempre secondo ACCID, senza chiedere un euro a investitori esterni: dopo il prestito bancario dei primi mesi, l’espansione è andata avanti senza soci finanziari. È anche il tipo di bilancio che un futuro partner italiano guarderebbe per primo.
Da leggere anche:
Perché il brand non apre ancora al franchising?
Tutti i punti vendita sono gestiti direttamente. Già all’inizio del 2025 Bettosini spiegava al quotidiano Ara che replicare il negozio senza controllarlo in prima persona è molto difficile, pur senza escludere l’affiliazione in futuro. Lo stesso fondatore ammetteva margini “molto stretti” sulla fetta classica, che considera l’identità del brand e non intende rincarare.
È qui il nodo per un eventuale franchising. Su un prodotto a 0,99 centesimi, royalties e contributi di marketing andrebbero ricavati soprattutto da topping, gusti premium e torte intere. Servirebbero volumi altissimi, quindi location come i centri commerciali che il brand sta scegliendo.
Le ambizioni europee e l’ipotesi Italia
“La gente viene per il prezzo, ma torna per la qualità”, ha spiegato a Catalan News, indicando il Portogallo come primo probabile mercato estero e l’obiettivo di diventare in Europa ciò che The Cheesecake Factory è negli Stati Uniti.
Per l’Italia, al momento, nessuna data e nessun annuncio. Chissà, il brand sceglie le nuove città anche ascoltando i follower, e la prima tappa europea non è ancora ufficiale. Resta da capire se lo sbarco all’estero avverrà con negozi diretti, come in Spagna, o con partner locali: solo nel secondo caso si aprirebbe uno spazio concreto per imprenditori italiani.











