Nato a Livorno nel 2021, Rios Poke porta avanti un franchising che mette il metodo prima della formula: sette locali in cinque città toscane e una selezione degli affiliati in tre tappe. Il brand gioca la carta del riso e della bowl personalizzabile, ma zona, format e piano finanziario arrivano solo dopo il confronto.
Il primo punto vendita ha aperto a Livorno nel 2021. Oggi la rete conta sette locali in cinque città: Firenze con Novoli e Santa Maria Novella, Lucca con Porta Elisa e Sant’Anna, poi Livorno, Viareggio e Pistoia.
Il motto “Dove c’è riso c’è Rios” riassume la scelta di partire dalla base e lasciare al cliente tutto il resto. La pagina dedicata al franchising resta l’ingresso per chi vuole portare l’insegna in nuove città.
Una bowl da comporre, tra poke, bao e bubble tea
Il cliente può partire da una ricetta della casa oppure costruire la propria bowl, scegliendo base, proteina, salsa e topping. Salmone e pollo croccante sono le proteine citate, mentre la carta si allarga a bao, sushi burrito e bubble tea.
Il racconto di marca ruota attorno a una formula: “Veloce sì, ma fatto con cura”, scrive il brand sul proprio sito. I locali giocano su piante e luci calde e vengono descritti come “un posto che respira”.
Tra le ultime novità di menu compaiono una salsa cremosa a base di ceci e la Frutta Realistica, un dessert a forma di frutta nei gusti fragola, lampone e pesca.
Cosa mette in campo la rete, dal progetto del locale alla gestione
Il percorso dell’affiliato comincia dal locale: la rete – attiva nel settore della ristorazione in franchising – lo segue nell’impostazione degli spazi e gli consegna le regole d’immagine del brand. Poi tocca alla squadra, formata su come preparare, servire e organizzare la giornata, con indicazioni precise su ingredienti, confezioni e livelli di qualità.
A locale aperto, il dialogo con la sede passa dai numeri: vendite, rendimento delle singole proposte e commenti dei clienti orientano la gestione e le iniziative di marketing.
Diritto d’ingresso, royalties e superficie minima non compaiono sulla pagina: restano materia di confronto diretto con la rete.
Un profilo che conta più dell’esperienza nel settore
Chi viene dalla ristorazione parte avvantaggiato, ma l’esperienza non è un requisito tassativo. Per Rios pesa di più la presenza quotidiana nel locale, insieme alla capacità di coordinare le persone.
Contano anche la disponibilità a imparare il metodo e a rispettarlo senza scarti. Il candidato tipo è un gestore sul campo, attento al cliente e con un’idea chiara di come far crescere l’insegna nella propria zona.
L’ordine delle tappe è il vero filtro: si comincia con un primo contatto, ci si valuta a vicenda e solo dopo si entra nel merito del progetto. Zona, formato del locale e piano finanziario arrivano in coda, a scelta ormai condivisa.
Il budget si dichiara fin dal primo contatto
Il modulo di contatto propone quattro fasce di investimento, da meno di 100.000 euro a oltre 250.000 euro. Servono a orientare il confronto: non sono costi dichiarati dal franchisor.
Dalla Toscana al resto d’Italia
La Toscana resta per ora l’unico terreno documentato: sette locali tra costa e Firenze. Sarà la prima apertura fuori da questo perimetro a mostrare se il format regge con affitti, flussi e clientela diversi.
Ricorda:
Prima della firma, la Legge 129/2004 impone al franchisor di consegnare la documentazione precontrattuale almeno 30 giorni prima: è il momento giusto per verificare numeri, zone disponibili e obblighi di ciascuna parte.











