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Il mercato delle pompe funebri in Italia: è davvero un settore redditizio nel 2026?

7 Min. di lettura
pompes funèbres cimetière

I servizi funerari sono un’opportunità di impresa, anche in franchising, per rispondere a un bisogno sociale e una necessità che prima o poi tutti affrontiamo, quella dell’estremo saluto. 

Tra meno di 25 anni, il 30% della popolazione europea avrà più di 65 anni. Ci auguriamo tutti vita lunga e prospera, ma prima o poi ognuno di noi si congederà. Dunque la domanda è prevedibile e poco ciclica ed il settore è in fermento tra nuove esigenze (cremazione, funerale ecologico, addii agli amici a quattro zampe e funerale digitale), digitalizzazione ed espansione di grandi gruppi. 

Un business da oltre 3 miliardi di euro

In Italia ogni anno muoiono poco più di 600mila persone e la spesa media a funerale è di 3.500 euro. Il settore delle pompe funebri muove fatturati annui oltre i 3 miliardi di euro (Il sole 24 ore, 2024) e vede la presenza di oltre 7mila imprese di diverse dimensioni. Una recente fotografia di UnionCamere- Movimprese (2025) segnala una crescita del numero delle imprese del 4,9% negli ultimi sei anni, in un mercato ancora molto frammentato, che vede la presenza di tante piccole e medie aziende locali.

La notizia è che ci sono tendenze aggregative e di sviluppo che spingono le attività funerarie verso una maggiore professionalizzazione e l’offerta di servizi adeguati alle richieste di una società in cambiamento. Nel Sud e le Isole si concentra il maggior numero di attività (3.266, 46,3%). In Puglia, Calabria, Sicilia e Campania cresce il numero degli operatori.

Quanto costa un funerale in Italia nel 2026?

Non esiste una tariffa standard per i funerali, dipende dai servizi richiesti, dai materiali scelti, da dettagli più o meno lussuosi e dal luogo dove avvengono le esequie.

I pacchetti più economici, che prevedono l’inumazione, partono da circa 1500 euro, ma si possono superare i 10mila euro, per l’utilizzo di cofani di pregio, trasporto con vetture di lusso, cremazione, utilizzo di una casa funeraria, collocazione nel cimitero, soprattutto in una città come Milano.

Le tariffe per la tomba o il loculo, così come per la cremazione, sono imposte dai singoli comuni. A Milano, per esempio, per una cremazione bisogna sommare al costo del cofano (da 400 euro), quello della cremazione (circa 300 euro), quello per la con l’urna per le ceneri (da 100 euro in su) e altri costi accessori. 

Pompe funebri, un settore in espansione: occupazione e capitali

Le aziende si strutturano: diminuiscono le imprese individuali e aumentano le società di capitale (+30,6% negli ultimi sei anni). Così si affrontano meglio le difficoltà di un’attività dove ci sono alti costi, burocrazia, vecchi malcostumi e comportamenti scorretti e nuove esigenze da accontentare. In aumento anche il numero degli addetti ai lavori (+ 11,5% negli ultimi sei anni) che si aggirano sui 25mila, secondo stime recenti. Alcune regioni sono più dinamiche per l’occupazione: Sicilia, Sardegna, Lazio e Trentino Alto Adige.

Per dare unità e portare avanti azioni comuni in tanta frammentazione, sono presenti sul territorio italiano diverse associazioni di categoria. Tra le maggiori: Feniof (Federazione Nazionale Imprese Onoranze Funebri), con sede a Bologna ha circa 600 aderenti e dal 2006 patrocina TANEXPO, la maggiore fiera funeraria in Italia, biennale (prossima edizione, 7-9 maggio 2026), e dal 2018 anche MEMORIA EXPO di Brescia. Dal 2012 promuove il Marchio di Qualità IFI-Imprese Funebri Italiane. Ci sono poi a Roma AssoFuneral, a Milano Federcofit (Federazione comparto funerario italiano) e la Laiif nata in seno a Confesercenti a Napoli. 

Gruppi, fondi di investimento e aggregazioni nel settore funebre 

Nell’ultima edizione di Tanexpo, oltre il 30 % degli espositori non erano italiani. Con queste realtà ci si confronta solo con la forza di aggregazione o puntando a società e partnership, anche con fondi e capitali stranieri. Per esempio: da Impresa San Siro American Funeral Spa è partita un’aggregazione di imprese che oggi comprende 84 marchi e 34 case funerarie, in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Marche ed Umbria, e cinque impianti di cremazione.

Tutte le attività sono unite in Hofi Spa Holding Funeraria Italiana, primo player italiano. Nel gruppo sono entrati con il loro capitali investitori italiani ed internazionali come Augens Capital, Antin Infrastructure Partners e Columbia Threadneedle.

Un altro attore del settore è Altair Funecap Italia: il gruppo italiano Altair, attivo nella gestione di impianti di cremazione e cimiteri, è stato acquisito dal gruppo francese Funecap, sostenuto da fondi internazionali di private equity e impegnato in un piano di crescita europea. 

Franchising delle pompe funebri: opportunità e modelli d’impresa

Il passo successivo può essere moltiplicare il business con nuove aperture. Le insegne da locali diventano globali e si diffondono in altri territori, anche grazie al franchising. Tra i marchi che si sono già imposti:

  • Taffo Funeral services, brand che punta su un marketing forte e d’effetto, basato sul black humor.  La rete conta 42 filiali, sviluppate principalmente nel Centro-Nord Italia. L’affiliazione richiede un investimento iniziale di circa 50.000 euro. In cambio l’affiliante dà formazione, assistenza continua, comunicazione efficace.
  • Illuxit, propone vari pacchetti a chi si affilia, a partire da quello “low cost” di circa 20mila euro, più royalty mensile da 350 euro. Il franchisee offre formazione, assistenza e servizi innovativi, come i “Funerali animali”. 

Aprire un’agenzia funebre: costi e vantaggi

Entrare come affiliato in una catena in franchising, può semplificare lo startup dell’impresa. Ogni proposta di affiliazione, in generale, richiede una fee d’ingresso, ma coinvolge l’affiliato nelle proprie campagne promozionali, lo agevola con gli adempimenti burocratici e le economie di scala nei rapporti con i fornitori e partner della filiera. 

Iniziare in autonomia, invece, comporta investimenti diversi, dai 50mila euro in su, a seconda delle scelte: locali, metrature, arredi e attrezzature, acquisto o no dei carri funebri… Per l’attività sono necessari spazi di rappresentanza, tavoli per tanatoprassi e celle frigorifere. 

Chi avvia un’agenzia di pompe funebri, indipendente o in catena, deve:

  1. Compiere un’analisi preliminare della concorrenza nella sua zona, 
  2. Verificare tipologia, abitudini e richieste della popolazione per rispondere con i servizi relativi e fare un business plan dettagliato, 
  3. Adempiere alle richieste burocratiche e ottenere i permessi comunali: ogni comune dà precise indicazioni, dal rilascio della Scia alle autorizzazioni per il trasporto funebre (su licenza comunale), al rispetto dei requisiti igienico-sanitari, secondo le prescrizioni delle ASL. 
  4. Chi lavora in agenzia deve aver conseguito un attestato come necroforo con una formazione specifica. I corsi danno competenze tecniche, ma per lavorare in questo settore, dove si ha a che fare con clienti in momenti di fragilità e dolore, servono anche nozioni di psicologia e doti di empatia. 

I servizi funebri e le innovazioni: il boom delle cremazioni

La cremazione è in crescita esponenziale (oltre il 30% sul totale delle sepolture in Italia, con picchi dell’80% a Milano). Il boom delle cremazioni sta cambiando gli equilibri di tutta la filiera dei fornitori, dai produttori di cofani ai marmisti, ai bronzisti e agli artigiani di arte funeraria, fino ai fioristi, ai trasporti e alla gestione degli spazi cimiteriali. Meno marmi, più logistica: aumenta la necessità di impianti di cremazione, che in Italia non possono essere realizzati ex novo con iniziative imprenditoriali autonome, ma possono essere gestiti da privati. Servono anche nuovi luoghi laici per il compianto, le case del commiato, spazi adeguati per la conservazione delle urne cinerarie. 

Poi ci sono servizi digitali, per la gestione di un’agenzia e di tutta la filiera. Tra i servizi più innovativi ai clienti, il funerale on line, le commemorazioni condivise in streaming e il servizio di cimitero on line, uno spazio digitale per chi non può recarsi fisicamente alla tomba dei propri cari e vuole condividere ricordi, pensieri e preghiere.

I funerali per gli animali: un’opportunità in crescita

Il ramo pet delle attività funerarie è in costante crescita, anche in Italia. Taffo riferisce un +15% annuo. In Italia muoiono circa 1,3 milioni tra cani e gatti all’anno, di cui solo il 30-35% è cremato.

Le percentuali di cremazioni sono quasi il triplo in Francia e nel regno Unito, il doppio in Germania. In Italia, il 60-70% delle cremazioni è gestito dal veterinario. Questo significa che nel nostro Paese c’è uno spazio di mercato da coprire, per nuove agenzie che offrano non solo la cremazione, ma anche servizi e riti rispettosi dell’importanza crescente che hanno gli animali nella nostra vita: dai materiali per la sepoltura a quelli per la conservazione delle ceneri e del ricordo. Alcune reti hanno già creato divisioni e brand specifici per le esequie animali.

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