Tutti conoscono la margherita Conad: è il supermercato italiano per eccellenza, leader assoluto della grande distribuzione. Aprire un Conad non è come un franchising qualunque dove paghi e via: qui diventi socio di una grande cooperativa familiare. Tuttavia, avvicinarsi a questo mondo richiede una comprensione profonda delle dinamiche interne. Ti spiego come entrare nel sistema nel 2026, le strategie future e le alternative migliori.
È possibile aprire un supermercato Conad?
La risposta breve è sì, è possibile aprire un punto vendita Conad. Tuttavia, la risposta completa è molto più articolata e affascinante. Molti aspiranti imprenditori cercano informazioni sul “franchising Conad”, ma tecnicamente il termine è improprio o, quantomeno, riduttivo. Conad non opera attraverso il modello di franchising classico (come potrebbe fare un McDonald’s o un’agenzia immobiliare), ma attraverso un modello cooperativo.
La differenza tra Franchising e Cooperativa
Nel franchising tradizionale, l’affiliato è un imprenditore che “affitta” il marchio e il know-how della casa madre, pagando royalties e rispettando standard rigidi, ma rimanendo spesso un soggetto passivo nelle decisioni strategiche del brand.
In Conad, invece, si diventa Soci Imprenditori. Questo significa che chi decide di aprire un Conad non è solo un gestore di negozio, ma diventa parte integrante della cooperativa stessa. Il sistema Conad è strutturato come un consorzio che raggruppa diverse cooperative territoriali (come Commercianti Indipendenti Associati, Conad Nord Ovest, PAC 2000A…). L’imprenditore si associa a una di queste cooperative, diventandone socio.
Il percorso per diventare “Socio imprenditore”
Come evidenziato dai portali ufficiali delle cooperative (come Commercianti Indipendenti Associati o il sito Persone Valor CIA), l’ingresso nel sistema non è immediato. Non basta avere il capitale economico; è necessario possedere valori umani e professionali che si allineino con la filosofia del gruppo: “Persone oltre le cose”.
Il percorso per aprire un punto vendita è strutturato e progressivo, pensato per minimizzare il rischio d’impresa e garantire che ogni nuovo supermercato sia gestito con competenza. Ecco le fasi principali che un candidato deve affrontare (Fonte: Soci Imprenditori CIA):
- Candidatura e selezione: tutto inizia con l’invio di una candidatura (spesso tramite moduli dedicati sui siti delle singole cooperative). Qui non si valutano solo le disponibilità finanziarie, ma le soft skills: leadership, capacità di gestione del personale, propensione al commercio e radicamento nel territorio;
- Ingresso nel sistema cooperativo: se la candidatura viene ritenuta idonea, l’aspirante imprenditore non riceve subito un negozio. Inizia invece un percorso di avvicinamento. Viene inserito nel mondo Conad per comprenderne i meccanismi: dagli acquisti centralizzati alla gestione del banco freschi, fino alle logiche di marketing e fidelizzazione;
- Formazione e accompagnamento: questo è il cuore del sistema. Come testimoniano molti soci nei video istituzionali, prima di gestire un punto vendita in autonomia è necessario “fare la gavetta” o seguire percorsi di formazione specifici (spesso vere e proprie Academy interne). L’aspirante socio viene affiancato da tutor esperti o inserito in punti vendita scuola. L’obiettivo è trasferire non solo competenze tecniche, ma la cultura cooperativa;
- Apertura e gestione: Solo al termine di questo percorso, e una volta dimostrata la propria affidabilità, la Cooperativa propone al socio la gestione di un punto vendita. Può trattarsi di una nuova apertura (individuata dall’ufficio sviluppo della cooperativa) o del subentro in un negozio esistente (magari per il pensionamento del precedente socio).
In sintesi, aprire un Conad significa sposare un progetto di vita. Il commerciante indipendente associato mantiene la sua autonomia gestionale (assume i dipendenti, gestisce il conto economico locale), ma beneficia della forza d’urto di un gigante nazionale per quanto riguarda logistica, prezzi d’acquisto e campagne pubblicitarie.
Qual è la strategia di sviluppo di Conad per il 2026?
Guardare al futuro è essenziale per chi vuole investire oggi. Conad ha chiuso gli ultimi anni consolidando la sua posizione di leader assoluto in Italia (superando il 15% di quota di mercato totale), ma il 2026 presenta nuove sfide. La strategia del gruppo si muove su binari ben definiti che mirano a rafforzare la leadership e a innovare il concetto di spesa.
Consolidamento della leadership e acquisizioni
La storia recente di Conad è stata segnata dall’acquisizione di Auchan Italia, un’operazione mastodontica che ha permesso al marchio di penetrare in aree dove era meno presente (specialmente nel Nord Italia e nelle grandi metrature).
Per il 2026, la strategia prevede un ulteriore consolidamento. Il mercato della GDO italiana è ancora molto frammentato rispetto a quello francese o tedesco, e ci si aspetta una razionalizzazione. Qui entra in gioco il destino dei competitor.
La strategia di Conad, infatti, è quella di agire come polo aggregatore: grazie alla sua struttura a cooperative, può assorbire singoli punti vendita o piccole catene locali trasformandoli in “Margherite“, salvaguardando l’occupazione e uniformando l’offerta commerciale.
Sviluppo dei “Format” e della Marca del Distributore (MDD)
Aprire un Conad nel 2026 non significherà aprire un supermercato generico. La strategia aziendale punta sulla diversificazione dei format per coprire ogni esigenza di consumo:
- Conad City e Margherita: per la spesa di prossimità e di quartiere (settore in forte crescita post-pandemia);
- Spazio Conad: per le grandi spese e l’esperienza d’acquisto completa;
- PetStore e Parafarmacia Conad: i negozi specializzati che stanno registrando tassi di crescita a doppia cifra.
Un pilastro fondamentale sarà ancora la Marca del Distributore (MDD). I prodotti a marchio Conad (compresi Verso Natura e Sapori&Dintorni) non sono più visti come alternative economiche, ma come prodotti di qualità. La strategia prevede di ampliare ulteriormente questa offerta, garantendo margini più alti ai Soci Imprenditori e fidelizzando il cliente con un rapporto qualità-prezzo imbattibile (la linea “Bassi e Fissi”).
Sostenibilità e digitalizzazione
Non si può parlare di futuro senza citare la sostenibilità. Conad sta investendo massicciamente nella logistica green e nell’efficientamento energetico dei punti vendita (pannelli solari, frigo a basso consumo), un fattore che riduce i costi di gestione per chi decide di aprire un Conad.
Parallelamente, la digitalizzazione sarà cruciale. L’App “Hey Conad”, l’e-commerce e la spesa online non sostituiranno il negozio fisico, ma lo integreranno in una strategia omnicanale. Il Socio Imprenditore del 2026 dovrà essere abile nel gestire un cliente che ordina online e ritira in negozio, o che usa il volantino digitale invece di quello cartaceo.
Quali sono le possibili alternative a Conad in franchising?
Sebbene diventare Socio Conad sia un obiettivo prestigioso, il percorso selettivo e l’impegno richiesto potrebbero non essere adatti a tutti. Inoltre, in alcune zone il territorio potrebbe essere saturo. Per fortuna, il mercato italiano offre valide alternative per chi desidera entrare nella GDO attraverso formule di franchising più classiche o affiliazioni commerciali.
1) Carrefour (Market ed Express)
Nonostante le voci sulle strategie macroeconomiche, Carrefour rimane uno dei franchisor più attivi e strutturati in Italia. A differenza del modello cooperativo di Conad, Carrefour offre un franchising puro.
Il format ideale per chi vuole gestire superfici medie o piccole (Carrefour Express e Carrefour Market). È un’ottima soluzione per chi cerca un brand internazionale e procedure standardizzate. I vantaggi sono un forte supporto nel marketing, formazione continua e un sistema logistico rodato. Spesso Carrefour offre anche la formula dell’affitto d’azienda, permettendo di iniziare con capitali ridotti rispetto all’acquisto delle mura o dell’avviamento completo.
2) Gruppo Despar
Despar è un altro gigante che opera con una logica molto vicina al territorio, spesso attraverso consorzi regionali.
Il gruppo offre diverse insegne (Despar, Eurospar, Interspar) adattabili alla metratura disponibile. È molto forte nel Nord-Est e nel Sud Italia. Qui si parla di libertà imprenditoriale. Despar è famosa per la qualità dei freschi e per un approccio molto “caldo” e familiare al punto vendita, simile a quello di Conad ma con barriere d’ingresso talvolta più flessibili a seconda del partner regionale di riferimento.
3) CRAI
Se l’obiettivo è aprire un negozio di vicinato, CRAI è l’alternativa storica.
“Nel cuore dell’Italia” recita lo slogan. CRAI è specializzata nei negozi di prossimità, nei piccoli borghi e nei centri cittadini. É la soluzione ideale per chi vuole gestire un “negozio sotto casa” moderno. La gestione è spesso più snella rispetto a un grande supermercato e il rapporto con la clientela è estremamente diretto. Anche CRAI opera con una logica che premia l’imprenditore locale.
4) Il mondo del Discount (MD, Eurospin, Tuodì)
Infine, impossibile ignorare il segmento che cresce di più: il discount.
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Bisogna fare attenzione: colossi come Lidl o Eurospin tendono a gestire direttamente i propri punti vendita e raramente concedono il franchising a privati (preferiscono investire capitali propri e assumere direttori di filiale). Esistono però eccezioni o marchi “ibridi” come MD (che ha una quota di affiliati) o Tuodì, che permettono di aprire punti vendita in affiliazione. Questa è un’opzione per chi vuole puntare sulla convenienza di prezzo senza la complessità di gestione di un banco freschi assistito (spesso ridotto o assente nei discount puri).
Con Conad si entra in un sistema di valori condivisi. La cooperativa offre protezione, forza contrattuale e futuro, ma chiede in cambio dedizione totale e spirito di squadra.
Per chi cerca strade diverse, il mercato offre franchising solidi come Carrefour o Despar, ognuno con le proprie specificità. La chiave del successo, in ogni caso, risiede nell’analisi del territorio: capire cosa manca nel proprio quartiere e scegliere l’insegna che meglio risponde a quel bisogno specifico. Che si diventi “socio Imprenditore” o “franchisee”, la GDO resta uno dei motori pulsanti dell’economia italiana, pronto ad accogliere chi ha la passione per il commercio nel sangue.











