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Come posso aprire un negozio Pepco?

6 Min. di lettura
vetrina di un negozio pepco

Con un network che conta ormai migliaia di punti vendita in Europa (oltre 4.000 distribuiti in 18 Paesi) e una presenza in Italia che ha superato quota 100 negozi in pochissimi anni, il brand polacco ha conquistato i consumatori grazie a un mix imbattibile di abbigliamento e articoli per la casa a prezzi accessibili.

Tuttavia, il modello di business della grande distribuzione discount nasconde dinamiche diverse da quelle del franchising tradizionale. In questo articolo faremo chiarezza su come aprire un negozio Pepco (e se è possibile farlo), analizzeremo i requisiti per le collaborazioni immobiliari e valuteremo le alternative concrete per entrare nel mercato del retail “low cost”.

È possibile aprire un negozio Pepco? Franchising e gestione diretta

Rispondiamo subito al dubbio principale che frena molti investitori: attualmente, non è possibile aprire un negozio Pepco in franchising.

A differenza di altri brand che crescono grazie all’affiliazione, Pepco Group persegue una strategia di gestione diretta. Ogni punto vendita che vedi, dal piccolo centro urbano alle grandi metropoli, è di proprietà della casa madre e gestito da personale assunto direttamente.

Perché questa scelta? Il modello discount si fonda sul mantenere i costi al minimo, così da poter offrire prezzi più bassi rispetto ai concorrenti, e per farlo, l’azienda necessita di un controllo totale sulla filiera e sui margini, senza doverli dividere con intermediari o affiliati.

L’alternativa: collaborazioni immobiliari per proprietari

Se non puoi aprire un negozio come gestore, esiste però un’altra forma di business molto ricercata dall’azienda: la collaborazione immobiliare.

Pepco è costantemente alla ricerca di nuovi spazi per espandere la sua rete. Se sei un proprietario immobiliare o un costruttore, puoi proporti come locatore.

sito web di pepco

Stando alle linee guida generali per l’espansione, i requisiti indicativi per proporre un locale stando alle linee guida generali, la ricerca si concentra su zone con un bacino d’utenza di almeno 15.000-20.000 abitanti, privilegiando ubicazioni strategiche all’interno di parchi commerciali, centri commerciali o lungo vie cittadine principali ad alto transito.

Per quanto concerne le caratteristiche dell’immobile, è richiesta una superficie di vendita indicativamente compresa tra 450 e 650 m², sviluppata preferibilmente su un unico piano terra di forma regolare rettangolare, garantendo l’accessibilità ottimale grazie a un ingresso fronte strada privo di barriere architettoniche.

Nota importante:

Questi sono criteri di massima. I parametri specifici sono da verificare sempre sulla pagina ufficiale Pepco dedicata ai proprietari immobiliari (“Collabora con noi”), in quanto possono variare in base alle strategie territoriali del momento.

Quali opportunità ci sono per aprire negozi discount in Italia? Le alternative

Dato che aprire un centro Pepco non è un’opzione per chi cerca un franchising, bisogna guardare ai competitor. Il settore del “no-food discount” è dominato da giganti che spesso adottano la stessa politica di gestione diretta.

Action e Tedi: situazione simile

Molti imprenditori cercano informazioni anche su come aprire un negozio a marchio Action o Tedi, ma la realtà operativa è speculare. Sia Action, il colosso olandese in fortissima espansione, sia la catena tedesca Tedi, gestiscono infatti direttamente i propri store seguendo una logica corporativa che non prevede opzioni di franchising o affiliazione per i piccoli investitori indipendenti.

Esistono alternative in franchising valutabili?

Se i grandi nomi internazionali sono “chiusi”, il mercato italiano offre opzioni interessanti per chi vuole aprire un negozio discount o un bazar. Ecco alcune strade da valutare nel 2026:

  1. Hurrà Discount (e marchi simili): nel panorama della distribuzione discount italiana (spesso focalizzata su alimentare e cura casa), insegne come Hurrà possono rappresentare un’alternativa da monitorare. Tuttavia, è fondamentale verificare direttamente con il gruppo proprietario la possibilità di affiliazione. Spesso queste realtà operano con formule ibride o cercano partner con strutture commerciali già avviate da convertire, piuttosto che creare franchising da zero per neofiti. Non è un “sì” automatico, ma una pista da indagare ;
  2. Franchising “Tutto a X Euro”: esistono diversi network che replicano il modello del bazar economico con formule di franchising accessibili (investimenti spesso tra i 20.000€ e i 40.000€). Offrono oggettistica, casalinghi e idee regalo a prezzi fissi ;
  3. Kasanova e Risparmio Casa: pur differendo dal modello “hard discount” puro di Pepco, catene come Kasanova (casalinghi) o Risparmio Casa (drugstore/igiene) sono leader di mercato. Anche qui, le formule variano dal conto vendita al franchising classico, a seconda della metratura e della zona.

Sul fronte della domanda, il contesto macroeconomico gioca a favore del modello “value for money”: in Italia l’inflazione generale si è progressivamente raffreddata intorno all’1–1,2% a inizio 2026, ma i prezzi dei beni alimentari e di molte spese ricorrenti restano sopra la media, spingendo le famiglie a cercare sempre più spesso insegne discount e low cost per contenere il budget. (Dati aggiornati a fine 2025 / inizio 2026).

Da leggere anche:

Come aprire un negozio di abbigliamento? La guida completa

È redditizio aprire un negozio discount nel 2026?

Pepco è passata in pochi anni da “migliaia di punti vendita” a una vera e propria rete capillare europea, con oltre 4.300 negozi attivi in 18 Paesi al termine dell’esercizio 2025, di cui più di 4.000 a marchio Pepco e il resto sotto l’insegna Dealz.

In questo scenario, l’Italia è diventata uno dei mercati chiave dell’espansione: dopo aver festeggiato il traguardo dei 100 punti vendita nel 2023, la rete italiana ha superato quota 200 negozi nel 2025, posizionando il Paese tra le principali aree di crescita del gruppo insieme a Spagna e Portogallo. A prescindere dal marchio, conviene investire in questo settore oggi? La risposta è sì, ma con riserva.

Il successo di brand come Pepco (che aprono centinaia di nuovi store l’anno in Europa) dimostra che la domanda di prodotti economici è altissima. L’inflazione ha spinto sempre più famiglie verso il discount.

La sfida per il piccolo imprenditore è che la redditività di questi colossi si basa sui grandi volumi:

  • Un gruppo con 4.000 negozi arriva a prezzi d’acquisto impossibili per un singolo commerciante;
  • I margini unitari sono bassi; il guadagno arriva dalla quantità enorme di merce venduta.

Un aspetto spesso sottovalutato da chi valuta un franchising è il supporto operativo continuativo, non solo il “nome sopra la porta”. Un buon network non si limita a fornire l’insegna e il layout del negozio, ma ti aiuta su formazione dello staff, strategie di assortimento, campagne promozionali nazionali e strumenti digitali (gestionale, report vendite, marketing automation).

Prima di firmare, ha senso chiedere in modo molto concreto: quali KPI monitorano insieme ai franchisee, che tipo di supporto ricevi nei primi 6–12 mesi, quanto è strutturata l’assistenza in caso di calo vendite o problemi di stock. Per un piccolo imprenditore, questa “spina dorsale” può fare più differenza del solo canone o fee d’ingresso.

Quindi, per aprire un negozio discount senza le spalle coperte da un grande gruppo è rischioso. I costi fissi (affitto, luce, personale) rischiano di erodere i piccoli margini. Per questo, se non puoi affiliarti a un gigante come Pepco, la strada più sicura rimane cercare un franchising alternativo che offra merce in conto vendita (paghi solo il venduto), riducendo così il rischio di invenduto e garantendo un assortimento competitivo.

Prima di firmare qualsiasi contratto, analizza sempre il bacino di utenza della tua zona: se c’è già un Pepco o un Action nelle vicinanze, sfidarli sullo stesso terreno potrebbe essere una mossa azzardata. Meglio puntare su un servizio diverso o su una nicchia di mercato scoperta.

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