Aspiranti imprenditori: se mancano alcune garanzie patrimoniali richieste dalle banche per concedere un finanziamento, c’è il supporto dei confidi. Nel mondo del franchising, ecco l’azione di Italia Comfidi.
Un progetto da perfezionare, nessuna attività imprenditoriale precedente, ricerca di risorse finanziarie per sostenere il business. Se siete aspiranti imprenditori, magari state valutando di affiliarvi a una catena in franchising e vi riconoscete in questo quadro, c’è un’opportunità per voi: il supporto di un confidi che, rivestendo il ruolo di garante, agevola l’accesso a un finanziamento.
Ma come funziona? Ce lo spiega Michela Guasti, responsabile del rapporto con le banche di Italia Comfidi (www.comfidi.it). È una società consortile, partecipata da Confesercenti, che agisce a livello nazionale con una solida patrimonializzazione e una forte organizzazione territoriale.
Attenta al mondo del franchising, Italia Comfidi permette alle aziende, tramite il reperimento della liquidità necessaria, di realizzare la propria idea imprenditoriale.
Guasti, in particolare, affianca franchisee e potenziali franchisee nel loro progetto di business, per individuare il partner finanziario di riferimento e per selezionare il canale di reperimento delle risorse finanziarie, che siano finanziamenti bancari o agevolati.
11Domande a Michela Guasti Responsabile Rapporti con le Banche Italia Comfidi<br>

Che cosa fa Italia Comfidi?

«Il suo scopo è supportare l’accesso al credito tramite garanzie, credito e consulenza finanziaria e agevolata finalizzata alla realizzazione della nuova idea imprenditoriale.
La garanzia all’80% di Italia Comfidi, controgarantita da Medio Credito Centrale, riduce il rischio per le banche sul finanziamento erogato, facilitando l’accesso al credito per le Pmi.
Inoltre, intermediamo il rapporto tra banche e imprenditori, anche senza un’attività economica pregressa, permettendo a quest’ultimi di affacciarsi alle logiche bancarie con consapevolezza e con gli strumenti per comprendere la sostenibilità del nuovo business. Ma serve almeno il 20% di capitali propri».

Si può chiedere un finanziamento senza capitali propri?

«No, non si possono richiedere prestiti al 100%. Nella fase di costituzione della società, col supporto di Italia Comfidi, è richiesta una quota di capitali propri pari ad almeno il 20%. Inoltre, l’accesso alla nostra garanzia non richiede garanzie reali, solo in alcuni casi sarà discrezione della banca richiedere il rilascio di un’eventuale fidejussione».

La garanzia dell’80% è importante?

«È uno strumento fondamentale. Le startup soffrono nell’accesso al credito: non hanno “storico” e “andamentale”, cioè dati sulle attività passate e sull’andamento delle presenti e nemmeno esperienze pregresse, in quanto possono essere anche fondate da ex-dipendenti interessati a rilevare il punto vendita gestito».

Oltre alla garanzia, date altri supporti?

«Sì, supportiamo l’imprenditore a 360°.Tramite uno studio di fattibilità individuiamo i bandi di finanza agevolata a cui il franchisee, o l’aspirante imprenditore, può partecipare per sostenere la prima fase dell’attività d’impresa. Possiamo erogare credito diretto: un finanziamento per liquidità e/o investimento, fino a 100mila euro a favore delle startup, e fino a 200mila alle aziende non in fase di startup. In questo caso il 25% dell’investimento da sostenere dovrà essere rappresentato da mezzi propri, ovvero da capitale sociale».

Come siete collegati al mondo del franchising?

«Italia Comfidi è espressione dell’associazione Confesercenti, al cui interno opera Federfranchising. Il mondo del franchising e del credito si intersecano continuamente. La collaborazione con il mondo del retail è quotidiana, tramite il supporto ai franchisee, e per noi il Salone Franchising di Milano è un’opportunità fondamentale per incontrare gli imprenditori e aspiranti tali».

Un franchisee può rivolgersi direttamente a Italia Comfidi?

«Certo! Si rivolgono a noi per capire, in preanalisi, il potenziale del nuovo progetto di investimento, se la banca può sostenerlo, quale importo sia necessario».

Avete una banca di fiducia?

«La nostra banca di riferimento è Bpm, l’unica che valuta anche il brand cui ci si vuole affiliare. Ha un nucleo interno di brand rating che analizza la forza e la solidità del progetto, la replicabilità nel territorio. Uniamo alle pratiche di richiesta di finanziamento alla banca una presentazione del brand. Il franchisor va ad avvalorare con il proprio rating le nuove aperture».

Che requisiti deve avere chi aspira a un finanziamento?

«Fondamentalmente, quel 20% di mezzi propri per supportare il progetto di investimento».

Come funziona la restituzione del finanziamento?

«In genere avviene in 60 mesi, in alcuni casi può avere una durata maggiore. 5 anni è la durata media dei contratti di affiliazione, affitti e fidejussioni. I tassi di interesse applicati dalle banche dipendono dal rating della nuova azienda e possono essere mitigati grazie alla presenza della garanzia di Italia Comfidi».

Cosa succede se non si restituisce il prestito?

«Alle prime avvisaglie di problemi di restituzione, si può chiedere una sospensione del pagamento delle rate, valutando le motivazioni dell’imprenditore. In caso di default siamo chiamati a rispondere della garanzia rilasciata in favore della banca».

Un consiglio finale?

«Avventurarsi in un progetto d’impresa senza comprenderne tutti i risvolti, può essere rischioso. Meglio essere affiancato da un esperto di settore, che consigli la strada più idonea per intraprendere il percorso prescelto».











