Metterti in proprio può cambiarti la vita, sul piano professionale, certo, ma anche, di conseguenza, a livello personale e familiare. Bisogna quindi capire bene cosa comporta diventare il capo di se stessi.
Dovrai prima stabilire se altre strade potrebbero essere più adatte (come aprire un’attività completamente indipendente) e scegliere poi il sistema del franchising, impegnativo e codificato, solo nella piena consapevolezza dei suoi vantaggi e dei suoi vincoli.
Avviare un’attività in proprio… oppure no
Dilemma: vale la pena mettersi in gioco?
Comodamente seduto/a sul divano, in cerca di un altro futuro davanti al pc, ti poni la domanda, brutale o salvavita, a seconda della situazione: accetterai di correre sempre dei rischi, per guadagnarti da vivere con una nuova logica finanziaria (benefit in natura, capitalizzazione dell’attività…)?
Oppure preferisci sfruttare al meglio il comfort della tua vita lavorativa da dipendente, tornando a ricoprire una posizione più vicina alle cose che ti piace fare?
Le tue responsabilità manageriali potrebbero ad esempio allontanarti dalle tue abilità tecnologiche.
Ripartire da zero… ma proprio zero!
Risolvere questo dilemma, a volte innescato da un licenziamento o dalla consapevolezza che trascorrerai i tuoi prossimi vent’anni di vita lavorativa in una gabbia dorata, è il primo passo da compiere.
A tal fine può essere utile una valutazione delle competenze o il supporto di un coach.
Se ti senti in grado di ripartire da zero senza remore, come ogni imprenditore che crea un’impresa, dovresti già mettere in conto di rimanere per 6 mesi, o addirittura un anno, senza poterti pagare attraverso l’attività (quindi prevedere indennità o altre risorse compensative), per il tempo necessario ad affermare la tua attività nella mente dei potenziali consumatori.
Supporto della famiglia, come minimo (o comunque non opposizione)
La famiglia dev’essere d’accordo, o comunque non opporsi, altrimenti diventa complicato.
Avviare una nuova attività significa fare dei sacrifici a casa, il che si traduce in un tenore di vita decisamente più basso all’inizio, in una minore presenza fisica e in una minore disponibilità.
Questa situazione di disagio non deve assolutamente durare per anni.
Scegli tra diversi tipi di imprenditorialità… con una libertà modulata
Veramente da zero: indipendenza totale… ma partendo dal nulla
L’azienda viene costituita sulla base delle proprie competenze in un settore particolare – ristorazione, comunicazione, ecc… – oppure lanciando un prodotto o un servizio inesistente (idea scoperta all’estero…). Considerando tutti i tipi di attività (artigianato, ecc.), nel 2021 in Francia sono state create quasi un milione di imprese.
In questo caso, per dare vita alla tua idea e trasformarla in business, devi costruire tutto, dalla ricerca del prezzo giusto alle tecniche di vendita. Eh già. Ma rischio massimo significa massimo ritorno sull’investimento.
Rilevare un’azienda: cercare di fare (molto) meglio
Il rilevamento di un’impresa può avvenire in maniera indipendente, ma anche nel contesto dell’artigianato o del franchising.
Ogni anno, in Francia, più di 185.000 imprese potrebbero essere cedute, ma solo 51.000 passano effettivamente di mano (fonte: BPCE L’Observatoire).
Rilevare un’azienda è più costoso che avviarla, richiede 12-18 mesi per trovare l’attività giusta e comporta una gestione più complessa delle risorse umane (e non c’è tempo per adattarsi!).
Ciononostante, offre un certo grado di comodità al manager: reputazione e know-how esistenti, team già in loco, base di clienti esistente, ecc.
Decidere se affiliarsi o meno al franchising, considerando vantaggi e vincoli
3 pilastri (per costruire il successo)
Il sistema di franchising, sviluppato in Francia a partire dagli anni ’70 e che oggi conta 80.000 punti vendita in franchising, si basa su tre pilastri:
Il brand: la reputazione del marchio genera traffico di clienti nel punto vendita, conferisce credibilità alla ricerca di finanziamenti per i locali commerciali e ti permette di beneficiare delle partnership nazionali create dal franchisor (commercialisti, ecc.). Offre al/la candidato/a imprenditore/trice competente l’opportunità di essere considerato/a fin dall’inizio come uno/a specialista del suo settore.
Know-how differenziato: il ventaglio di competenze necessario è stato sperimentato e testato in una configurazione identica a quella offerta all’affiliato per un periodo di tempo significativo.
Questo bagaglio di conoscenze è specifico del marchio e viene trasmesso attraverso una formazione iniziale e continua.
All’affiliato deve essere garantito di guadagnare molto di più rispetto a un lavoratore autonomo che svolge la stessa attività e di poter migliorare costantemente grazie alle innovazioni che sono state convalidate nelle unità pilota.
Assistenza tecnica e commerciale continua: Il pacchetto di servizi comprende l’assistenza per il lancio del punto vendita, il supporto del team del franchisor tramite una hotline o in loco per tutta la durata del contratto e una centrale di acquisto o di riferimento per beneficiare di condizioni di fornitura preferenziali. L’assistenza permette di eliminare tre pregiudizi che hanno le persone sull’imprenditoria: il senso di isolamento, la paura dell’ignoto e la solitudine dell’imprenditore.
L’attrattiva del sistema rimane invariata: mentre il 28% dei francesi sta pensando di avviare un’attività in proprio, il 43% vuole farlo in franchising.
Inoltre, secondo l’indagine annuale di Banque Populaire, l’89% dei franchisee raccomanderebbe il modello del franchising a un imprenditore.
Una (buona) idea imprenditoriale… né gratuita né priva di doveri
Oltre a questi vantaggi, ci sono due aspetti negativi in qualsiasi contratto di franchising:
L’affiliato deve applicare rigorosamente il concept, identificato e codificato in manuali operativi accessibili online.
Gli affiliati sono responsabili dei propri rischi e investimenti, e in particolare sono:
- Proprietari dell’attività,
- Responsabili della ricerca di clienti e della vendita dei prodotti e dei servizi dell’azienda,
- Responsabili della comunicazione locale nell’area di prospezione assegnata al proprio punto vendita.
L’affiliato paga questi servizi attraverso una serie di fees:
- La quota iniziale, che corrisponde all’investimento e ai costi del franchisor, in particolare quelli relativi allo sviluppo e all’assistenza,
- Le royalties, destinate a coprire i costi di sfruttamento del concept e i servizi offerti dal franchisor,
- E infine le spese di comunicazione (o pubblicità), ovvero le campagne pubblicitarie volte a generare traffico di clienti in tutti o alcuni dei punti vendita della rete.
